Caporalato: Terra! incontra la relatrice Onu sulle schiavitù moderne

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Lo scorso 8 ottobre abbiamo incontrato in Puglia Urmila Bhoola, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di schiavitù. Bhoola ha infatti condotto una missione sul campo in tre zone esposte al fenomeno del caporalato: la Calabria, l’Agro pontino (nel basso Lazio) e l’area del foggiano. La relatrice ha visitato aziende agricole, un centro di accoglienza straordinaria (Cas) per migranti, centri di accoglienza ufficiali per lavoratori stranieri in Calabria, Puglia e Latina e nei “ghetti” di Borgo Mezzanone (Foggia) e San Ferdinando (Calabria).

In attesa della relazione finale, che verrà presentata nel settembre 2019 al Consiglio dei diritti umani dell’Onu, è stata presentata in conferenza stampa una “Dichiarazione di fine missione” che contiene numerose raccomandazioni e analisi emerse dall’incontro con la nostra associazione.

 

Scarica qui la Dichiarazione di Urmila Bhoola

 

“Lo sfruttamento del lavoro prevale in particolare nel settore dell’agricoltura – ha scritto la relatrice speciale – Dei circa 1,3 milioni di lavoratori agricoli, quasi 405 000 sono migranti in situazione regolare o irregolare”. La legge sul caporalato è una conquista importante, ma serve un’attuazione più profonda delle sue disposizioni. Le ispezioni sono poche e per questo inefficaci.

Abbiamo segnalato a Urmila Bhoola le “cause indirette” della crisi economica e di diritti in agricoltura: ad esempio il ruolo della grande distribuzione organizzata nello schiacciamento del prezzo dei prodotti, che pesa sull’intera filiera con potenziali effetti negativi sulle condizioni di lavoro nei campi.

“Gli agricoltori – ha infatti riportato l’inviata delle Nazioni Unite – subiscono una notevole pressione da parte dei rivenditori internazionali a ridurre i prezzi e non hanno altra scelta che ricorrere alla manodopera a basso costo. Si tratta di una questione che richiede maggiore trasparenza, informativa e dovuta diligenza nelle catene di approvvigionamento agricolo globali e dell’Unione europea, nonché un aumento della sensibilizzazione dei consumatori”.

Tra le buone pratiche per l’attenuazione del lavoro forzato, siamo felici di aver ricevuto la menzione della Special Rapporteur al nostro progetto “IN CAMPO! Senza caporale“, che riunisce aziende biologiche e lavoratori migranti a rischio sfruttamento nella costruzione di filiere trasparenti.

I partner del progetto, ha scritto Urmila Bhoola, “partecipano all’agricoltura sostenibile in un approccio olistico, mentre i diritti dei lavoratori precedentemente sfruttati sono tutelati e promossi. In questo modo, si restituisce la dignità ai lavoratori fornendo una valida alternativa alle condizioni di sfruttamento”.

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