Inizia un nuovo ciclo della Scuola Emilio Sereni

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Venti ragazzi, venti speranze e venti storie da raccontare, ma soprattutto venti futuri da costruire. E’ iniziato ieri il terzo ciclo della Scuola diffusa della Terra Emilio Sereni, con tante novità, volti nuovi e interessanti lezioni. Al Centro polivalente avventista del VII giorno di Firenze, dove si tiene la fase teorica, abbiamo incontrato i giovani aspiranti agricoltori selezionati per questo nuovo percorso di formazione.

La mattinata è servita per conoscerci, rompere il ghiaccio e mettere a fuoco desideri e obiettivi con cui i partecipanti sono arrivati alla Scuola Emilio Sereni. Così siamo venuti a conoscenza del sogno di Rudi e Martina, intenzionati a realizzare un progetto agricolo di comunità. Oppure della sensibilità di Carlo, che vede nel lavoro di Terra! l’applicazione dell’ecosofia. Sebastiano, anche lui giovanissimo, vive sulle montagne pistoiesi e spera di riportare in vita, grazie all’agricoltura il tessuto sociale di un territorio che va spopolandosi. Aurian, invece, arrivato addirittura da Lampedusa, vuole affinare le sue competenze per riportarle sull’isola e metterle al servizio di un progetto sociale.

Insieme al nuovo ciclo è partito anche il progetto “Sesamo – Agricoltori migranti alla Scuola Emilio Sereni“, con il contributo della Fondazione Nazionale delle Comunicazioni. Il progetto ci permette di attivare due tirocini retribuiti in una azienda partner, offrendo ai ragazzi la possibilità di frequentare prima la nostra Scuola.

Per entrare nel vivo della formazione teorica, abbiamo deciso di chiedere a Gabriella Bonini (responsabile scientifico della Biblioteca archivio Emilio Sereni dell’Istituto Alcide Cervi), insieme a Rossano Pazzagli (docente di storia del territorio all’Università del Molise e direttore della Summer School Emilio Sereni), di raccontarci la figura di Emilio Sereni e il suo fondamentale contributo teorico e politico all’agricoltura italiana. Grazie a loro, abbiamo imparato che la forza con cui Sereni difese l’Italia contadina dalle dinamiche che portarono poi allo sviluppo dell’agricoltura industriale, rappresenta un esempio concreto dell’impegno nella transizione ecologica cui oggi è chiamata la società civile, e soprattutto i giovani.

Sarà anche grazie alle ragazze e ai ragazzi che quest’anno partecipano alla Scuola diffusa della Terra se, nel futuro, riusciremo a invertire una tendenza alla concentrazione del potere e dell’economia agricola in un numero via via più ristretto di soggetti, tornando a far proliferare le piccole e medie imprese anche in quei territori che oggi sono abbandonati, come le aree interne. A questo argomento abbiamo voluto dare particolare importanza, invitando Filippo Tantillo, coordinatore scientifico del team di supporto al Comitato nazionale per le aree interne, per conoscere il lavoro che l’Italia sta facendo attraverso la Strategia nazionale delle aree interne. La ricerca minuziosa di bisogni e necessità provenienti da questi luoghi spesso isolati lasciati a se stessi è parte integrante del lavoro di Filippo, che intercetta e promuove le buone pratiche per riattivare comunità in costante erosione.

Siamo convinti che proprio da queste zone in difficoltà debba partire una spinta contraria, il segnale che un’agricoltura ecologica è possibile e auspicabile.

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