Terra! aderisce alla campagna “Diritti per le persone, regole per le multinazionali”

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Mentre a Davos iniziano i lavori del World Economic Forum (WEF), organizzazioni della società civile, sindacati e movimenti lanciano la campagna “Diritti per le persone, regole per le multinazionali“, che punta a raccogliere un milione di firme in 16 Stati membri dell’UE. Sono due le richieste che l’iniziativa vuole portare all’attenzione delle istituzioni europee e dei governi nazionali:

  • mettere fine ai privilegi speciali riservati alle grandi imprese, che godono di tribunali privati presso i quali intentare cause miliardarie agli Stati che approvano leggi a loro sgradite;
  • sostenere il raggiungimento di un trattato vincolante delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, in modo da dare vita ad un organismo in grado di sanzionare le aziende che violano i diritti umani o l’ambiente lungo la loro filiera produttiva.

La campagna è promossa, a livello nazionale, dalla coalizione Stop TTIP Italia, insieme a Terra!, Coordinamento nazionale No triv, Attac, Assobotteghe, A Sud, Fairwatch, Focsiv, Forum italiano dei Movimenti per l’acqua, Fair, Legambiente, Navdanya International, Society for International Development e Water Grabbing Observatory.

 

>>Firma qui l’iniziativa internazionale<<

 

Il contesto

Le imprese transnazionali oggi possiedono una potente arma per contrastare le politiche pubbliche che intaccano i loro profitti. Nella maggior parte dei trattati commerciali e negli accordi sugli investimenti, infatti, viene di norma inclusa una clausola che consente alle aziende di citare in giudizio gli Stati presso corti private sovranazionali (arbitrati), in cui tre avvocati commerciali decidono a porte chiuse senza che vi sia possibilità di appello. Si tratta di un sistema opaco e viziato da pesanti conflitti di interessi, eppure promosso da molti governi occidentali nell’ambito di accordi commerciali come quelli per il TTIP (tra USA e UE) e il CETA (tra UE e Canada). Il nuovo rapporto “Diritti per le persone, regole per le multinazionali – Abolire ISDS, arbitrati, penali irresponsabili e approvare un trattato vincolante per i diritti umani e l’ambiente”, presenta una raccolta di numeri, analisi, statistiche ed esempi di cause lanciate dalle multinazionali contro gli Stati attraverso l’oscuro meccanismo di composizione delle dispute (ISDS).

I dati sulle 195 cause concluse negli ultimi trent’anni dimostrano che in tutto il mondo gli Stati hanno già dovuto pagare 84,4 miliardi di dollari alle imprese private a seguito di sentenze sfavorevoli (67,5 miliardi) o costosi patteggiamenti (16,9 miliardi). Una cifra parziale, visto che alcune cause sono segrete e altre ancora pendenti. Tutto denaro potenzialmente sottratto a politiche sociali, ambientali, salariali.

Fare causa agli Stati è diventata un’attività così vantaggiosa che le imprese non hanno nemmeno bisogno di tirare fuori il denaro per pagare le spese. Negli anni, infatti, si è creato un sistema di garanzie offerte da fondi finanziari alle aziende che vogliono rivalersi nei confronti di qualche governo in sede arbitrale.

Da un lato, dunque, esistono meccanismi in grado di mettere le più grandi sigle del settore privato al di sopra delle istituzioni pubbliche, dall’altro i cittadini sono privi di strumenti di diritto internazionale per far valere le proprie ragioni in caso di violazioni dei diritti ad opera delle imprese. Ecco perché in sede ONU, nonostante l’opposizione dell’Unione europea e dell’Italia, è passata una prima bozza di un trattato vincolante su imprese e diritti umani. Un simile strumento, se costruito con cura, potrebbe riequilibrare i pesi all’interno delle filiere globali, offrendo una possibilità a comunità locali e cittadini di ottenere giustizia contro eventuali abusi perpetrati dai grandi colossi industriali.

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