Gabriella Bonini: “Per capire l’agricoltura, studiate Emilio Sereni”

Con Sesamo si apre un futuro per due giovani migranti
1 Febbraio 2019
Filippo Tantillo: “Nelle aree interne incontro l’Italia più resiliente”
20 Febbraio 2019

E’ una lezione appassionata quella al termine della quale incontriamo Gabriella Bonini, docente di Lettere e responsabile scientifico della Biblioteca-Archivio “Emilio Sereni” presso l’Istituto Alcide Cervi. Un luogo di memoria, ricerca e formazione sulla storia dell’agricoltura e del paesaggio italiano. L’Istituto è fortemente legato alla figura di Emilio Sereni, e la sinergia con la nostra Scuola diffusa della Terra è stata immediata e naturale. Nessuno meglio di Gabriella avrebbe potuto raccontare la figura di Sereni ai giovani aspiranti agricoltori cui è rivolto il progetto.

 

Perché Emilio Sereni è ritenuto una figura fondamentale per capire la storia dell’agricoltura italiana?

Emilio Sereni è il padre ancora oggi indiscusso della definizione di paesaggio agrario, uomo coltissimo, intellettuale, politico, studioso rigoroso, storico dell’agricoltura, economista. Ha  dedicato la vita allo studio dell’agricoltura, dagli aspetti più agronomici e naturali a quelli sociali, dalle trasformazioni nelle campagne alle organizzazioni sindacali e professionali inerenti il mondo agricolo. Sereni è stato capace di anticipare le moderne tematiche ambientali di salvaguardia, uso e consumo del territorio, dell’uomo costruttore di paesaggio con le sue scelte. Il suo messaggio è ancora quantomai attuale, viste le conseguenze del lungo addio all’agricoltore manutentore che assicurava un’agricoltura legata ai ritmi stagionali, la cura del suolo e quindi del paesaggio stesso. Un paesaggio da considerare non solo risorsa quantitativa al servizio dell’agricoltura, ma bene comune attraverso cui leggere le stagioni e le trasformazioni della società. 

 

Qual è l’idea di agricoltura e di agricoltore che Emilio Sereni promuove e difende?

I temi che hanno visto Sereni prendere posizione, sia come parlamentare e politico, sia come scrittore, sono quelli della distribuzione della proprietà e del mercato segnato dalla continua diminuzione del potere d’acquisto dei prodotti agricoli a causa del predominio incontrastato del capitale finanziario monopolista. Sereni mette in stretta relazione gli interessi dei grandi agrari con quelli del capitale finanziario. Altro tema fondante del suo pensiero è quello della questione meridionale, come aspetto essenziale della questione agraria e contadina in Italia: nella sua analisi, la rivoluzione democratico-borghese non si è compiuta, come dimostrano gli importanti residui feudali che ancora permangono nelle campagne, soprattutto nel Mezzogiorno. La proprietà capitalistica della terra si è allargata dopo il Risorgimento a spese della grande proprietà nobiliare, ma i rapporti feudali di proprietà terriera restano, senza che il capitalismo sia capace di eliminarli. Il fascismo, poi, accentuando i caratteri più parassitari del capitalismo, aveva ulteriormente favorito il legame tra questi vecchi residui feudali  e quelli nuovi dei trusts e delle banche. Per sconfiggere queste “alleanze”, Sereni sostiene la lotta attraverso un’ampia unione di classi e di ceti sociali, compresi i piccoli e medi capitalisti agrari, danneggiati dal prevalere dei monopoli, non tanto in nome del socialismo, quanto  per quella democrazia ad unità nazionale reale che il Risorgimento non era riuscito a raggiungere e tantomeno a garantire. Negli anni del dopoguerra, nel corso della lotta per la riforma dei patti agrari, Emilio Sereni sostiene le lotte per il collocamento, per l’imponibile di mano d’opera, per la riforma dei contratti, per la conquista della terra. L’obiettivo, testimoniato dalle sue parole, è dare la tera a chi la lavora. La via italiana al socialismo, per Sereni, passa per la lotta alla terra che invece il vecchio riformismo aveva relegato in ultimo piano.

 

Qual è la missione dell’Istituto Cervi e della Biblioteca Emilio Sereni?

L’Istituto Alcide Cervi nasce nel 1972 dopo la scomparsa di papà Alcide Cervi (1970) quando le  istituzioni locali e nazionali realizzano il testamento valoriale di papà Cervi: fare del luogo un patrimonio pubblico a tutti gli effetti. Così, a fianco della sua forza evocativa, si aggiunge il decisivo contributo di Emilio Sereni, allora presidente dell’Alleanza Nazionale dei Contadini e poi primo presidente del Comitato Scientifico dell’istituto Cervi, che affida al nascente Istituto la cura, la conservazione e la valorizzazione del suo immenso apparato documentale e librario: una biblioteca di 22 mila volumi, un archivio con 1.600 buste di documenti, uno schedario bibliografico di 300 mila schede, e più di 60 mila appunti autografi. L’Istituto conta oggi oltre 35 mila presenze annuali. I visitatori e i partecipanti alle attività sono in costante crescita, attratti dalla missione dell’Istituto, che unisce i valori di una famiglia contadina antifascista con la ricerca e lo studio sul paesaggio, la storia dell’agricoltura e dei movimenti contadini. Inoltre, la  Biblioteca-Archivio “Emilio Sereni” rappresenta un fondamentale approdo per gli studiosi del paesaggio e della conservazione dell’identità rurale italiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *