Facciamo causa allo Stato per evitare l’apartheid climatica

Vittoria! Passa alla Camera la legge che mette al bando le aste al doppio ribasso
27 Giugno 2019
Camilla, uno sguardo oltre la grande distribuzione
15 Luglio 2019
Giudizio Universale

Entro il 2030 il cambiamento climatico rischia di spingere altre 120 milioni di persone sotto la soglia di povertà in tutto il mondo. Lo certifica un nuovo rapporto del relatore speciale per le povertà estreme e i diritti umani delle Nazioni Unite, Philip Alstom. Un dato sconvolgente, che pone alla politica internazionale interrogativi non più eludibili.

Milioni di persone saranno costrette a decidere fra la fame e l’emigrazione, una scelta obbligata e potenzialmente devastante per molti equilibri geopolitici e sociali. Siccità, alluvioni, inondazioni, fusione dei ghiacciai, ondate di caldo e innalzamento del livello dei mari sono fenomeni meteorologici estremi che si stanno già verificando, e pongono le basi per trasformazioni sociali ed ecologiche incontrollabili. I paesi del mondo industrializzato, fra cui l’Italia, devono prendersi in carico le conseguenze del riscaldamento globale, poiché responsabili delle sue cause. La forbice delle diseguaglianze rischia di ampliarsi a dismisura con il cambiamento climatico, poiché i poveri – non solo nel Sud del mondo, ma anche nei paesi occidentali – non hanno gli stessi mezzi di adattamento delle fasce più benestanti della popolazione.

Perché i diritti umani non vengano schiacciati nella morsa di mutamenti ecologici fuori controllo, le istituzioni devono agire subito. Lo scenario più ottimistico, quello che anche gli esperti dell’IPCC ci consigliano di perseguire, vedrà la temperatura media terrestre aumentare di 1,5 gradi entro fine secolo rispetto ai livelli preindustriali. Anche così, gli impatti climatici si faranno sentire più di quanto vorremmo.

Per spingere l’Italia a farsi promotrice di politiche più ambiziose sul fronte della riduzione delle emissioni e della transizione ecologica, Terra! è fra i promotori di una causa civile contro lo Stato, reo di aver finora disatteso gli impegni. Centinaia fra organizzazioni della società civile, comitati e singole persone stanno prendendo parte alla campagna “Giudizio Universale“, che in autunno avrà il suo climax nel deposito dell’atto di citazione. Vogliamo riaffermare il principio della giustizia climatica e del diritto umano al clima, come è avvenuto in altri paesi in cui la società civile si è mobilitata per via giudiziaria. In Olanda, ad esempio, grazie ad un percorso simile, il governo è stato condannato a modificare i suoi piani per il clima. Non possiamo rassegnarci a vedere il nostro pianeta diventare sempre più inospitale, mentre le istituzioni restano ancorate ad un modello di sviluppo fondato sui combustibili fossili. Ma per cambiare le cose dobbiamo utilizzare tutte le nostre forze.

 

Per questo Terra! invita tutti ad aderire alla campagna “Giudizio Universale”, sottoscrivendo l’appello e partecipando alle azioni.

 

Non c’è più tempo. Attiviamoci insieme.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *