Maurizio Carucci: “Il contadino del futuro? Dev’essere consapevole e amante del cibo”

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La maggior parte delle persone lo conosce come voce di uno dei gruppi indie pop più interessanti della scena musicale italiana: gli Ex-Otago. Ma Maurizio Carucci è anche un giovane agricoltore, appassionato del lavoro nei campi che porta avanti dal 2012 nella sua Cascina Barbàn, nel cuore dell’Appennino ligure. La sua piccola azienda, gestita insieme alla compagna Martina e a un’altra coppia, Pietro e Marìa Luz, produce vino derivato da vitigni autoctoni, grano di varietà antiche e ortaggi tipici. Durante l’ultimo ciclo di formazione della Scuola Diffusa della Terra Emilio Sereni abbiamo organizzato un’uscita didattica per conoscere da vicino la sua attività: ne sono rimasti tutti così entustiasti, che abbiamo deciso di fargli un’intervista per raccontarvi questo lato meno noto della sua vita personale e professionale.

 

Ci racconti come sono nate le passioni per la musica e per l’agricoltura? Sono due attività molto diverse e ci incuriosisce sapere come tu le abbia coniugate.

Più che passioni sono vere e proprie ragioni di vita. Cioè mi spiego meglio, vivo per fare il contadino e per scrivere e cantare canzoni. Credo molto nell’essere ciò che si fa. Sarebbe bello che tutti fossimo quello che facciamo ma soprattutto sarebbe bello che tutti facessimo ciò che desideriamo. Sono due attività diverse ma estremamente complementari una a a che fare con la terra una con il cielo. La concretezza e l’intangibile. Non è semplice la vita mia, soprattutto da maggio a settembre quando la campagna ti chiama in continuazione e mi tocca scappare per un po’ di weekend a suonare. Comunque ho fatto diverse scelte in questo senso, come ad esempio limitare fortemente il numero di concerti durante l’estate. Quest’anno ad esempio ne farò solo 20 proprio per poter stare dietro ai campi, vigne soprattutto.

 

Cosa si coltiva nella vostra azienda? Su quanti ettari? Che destinazione hanno i vostri prodotti?

Coltiviamo la vite per fare il vino, cereali per fare farina integrale, ortaggi e legumi. Tra tutto, ad oggi, gestiamo circa 6 ettari. I nostri prodotti sono destinati primariamente alla nostra tavola, poi alla vendita diretta, alle botteghe della valle e di Genova.

 

In quanti siete a lavorare in azienda? Avete relazioni con gli agricoltori locali?

A lavorare siamo in 4. Abbiamo rapporti piuttosto continui con gli agricoltori della valle e stiamo cercando con fatica e impegno di costruire dei progetti di promozione e valorizzazione territoriale.

 

Chi lavora in agricoltura oggi è mediamente una persona anziana, poco scolarizzata e meno ancora digitalizzata. Voi siete una realtà in controtendenza. Cosa ti senti di suggerire ai giovani che si affacciano a questa professione?

Consiglio di riempire la figura del contadino con nuovi significati e possibilità. Abbiamo bisogno di gente che allevi buon cibo e che racconti come lo fa, che resti in dialogo con la città. Mi piacerebbe che Cascina Barbàn contribuisse a ridisegnare il profilo dell’agricoltore: che non deve essere più l’omino che passa la sua vita nell’aia della sua cascina e che vive di fatiche, ma piuttosto una persona consapevole amante del cibo che coltiva il suo micro-territorio in comunicazione con le città e con il mondo. Attenzione, quando dico in comunicazione con il mondo voglio dire aggiornato su cosa accade nel mondo non inserito in un mercato globale.

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