Il saluto di Federica a una Lampedusa più resiliente

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16 Ottobre 2019

Quando abbiamo ideato il workshop per animatori socio-ambientali nell’ambito del progetto Lampedusa Resiliente, avevamo un obiettivo molto chiaro: formare giovani che potessero poi tornare nei loro territori e diventare promotori di progetti e percorsi tesi a rinsaldare i legami sempre più sfilacciati delle comunità locali, in direzione di uno sviluppo equo ed ecologico. Esattamente quello che sta facendo oggi Federica Savarino, la vincitrice della borsa di tirocinio che le ha permesso di continuare l’esperienza del workshop sull’isola di Lampedusa (leggi la nostra prima intervista). L’esperienza si è conclusa da poco, ma proseguirà nell’impegno che Federica porterà avanti a San Biagio Platani, il paese in provincia di Agrigento da cui proviene.

“Sono tante le esperienze che mi porto a casa dopo questi mesi a Lampedusa – racconta – Ho imparato a costruire un progetto intorno ad una buona idea, per renderla concreta. Inoltre ho aggiunto una forte componente pratica alla mia formazione da educatrice ambientale, che fino ad oggi era sviluppata solo a livello tecnico e teorico”.

Immergersi nella realtà di un luogo è sempre molto intenso: relazioni, sentimenti e pensieri della comunità lampedusana sono fra gli elementi che Federica ha dovuto conoscere durante il suo tirocinio, per “sintonizzarsi sulle giuste frequenze” e accompagnare alla buona volontà un approccio ragionato.  “La comunità e le sue dinamiche mi erano state raccontate, ora le ho comprese in profondità – spiega Federica – Riesco a capire davvero le ragioni di una sfiducia di fondo per la mancanza di servizi e tutele. Ma vedo anche il grande lavoro delle associazioni sul territorio, che mi dà nuove speranze e mi fa credere che insieme si possono risolvere anche i problemi più complessi”.

Uno dei momenti più importanti del tirocinio svolto da Federica con Terra! e il Circolo Esther Ada di Legambiente, è stato la realizzazione di compostiera dentro gli orti comunitari, uno strumento di sensibilizzazione sul problema di raccolta dei rifiuti a Lampedusa capace di raccontare una storia diversa: quella dei residui organici delle nostre attività che diventano compost per fertilizzare i terreni sui quali coltiviamo il nostro cibo. Grazie alla compostiera – costruita insieme a tanti volontari, da Simone a Damiano, da Tonino a Nicolò – abbiamo potuto parlare di riuso della materia organica come soluzione per ridurre la chimica in agricoltura e come gesto responsabile di una comunità.

“Il coinvolgimento del vicinato non è stato facile all’inizio, anche perché nel periodo estivo molti cittadini sono impegnati nella gestione dell’accoglienza turistica. Dopo qualche settimana, però, vedendo che c’erano persone che utilizzavano la compostiera, altre famiglie hanno chiesto di potervi conferire i loro rifiuti organici. E’ stato un bellissimo segnale”.

Altro banco di prova delle abilità apprese durante il tirocinio è stata l’organizzazione di un evento pubblico che coinvolgesse le realtà associative lampedusane e la cittadinanza: “Abbiamo ragionato con Silvia e Katia sulla proposta da fare alle altre associazioni dell’isola – ripercorre Federica – Abbiamo chiesto a tutti se piacesse loro l’idea di creare una bacheca condivisa, da affiggere in un luogo pubblico e tramite cui raccontare le attività di ciascuno. Abbiamo raccolto l’interesse di gran parte delle organizzazioni e Mediterranean Hope ha donato la sua bacheca. Di qui siamo partiti per organizzare un’assemblea aperta in piazza che culminasse poi con l’affissione della bacheca. E’ stata una giornata molto partecipata, in cui tante persone e associazioni hanno discusso di come lavorare insieme e in sinergia con i cittadini. Spero sia il punto di inizio di un percorso collettivo di cui c’è davvero bisogno”.

Ora Federica è tornata a casa. Concluso il tirocinio, si prenderà una piccola pausa rimanendo in famiglia. Ma di certo le idee e gli stimoli non le mancano. “Continuerò la mia formazione come educatore ambientale – ci dice – e intanto lavorerò per far crescere Cunta e Camina, la piccola associazione che ho contribuito a fondare a San Biagio Platani. Sarà un’occasione per continuare ad applicare quel che ho appreso a Lampedusa. Ci occuperemo di eventi e progetti culturali, turistici e ambientali. Vogliamo ricostituire la memoria storica dei nostri luoghi, sensibilizzare sul contrasto alle mafie e sul valore ambientale della nostra terra.

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