Stop all’accordo UE-Mercosur per salvare l’Amazzonia

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Con una lettera promossa da più 265 organizzazioni europee e latinoamericane, oggi prende il via la campagna #StopEuMercosur, per impedire l’approvazione dell’accordo commerciale fra Unione europea e paesi del mercato comune sudamericano (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Il trattato crea gravi problemi all’agricoltura nazionale ed europea, aumentando le importazioni di carne, mangimi, biocarburanti e frutta. Tutti prodotti legati alla deforestazione dell’Amazzonia, alla crisi ecologica e allo sfruttamento.

Siamo contrari a questo accordo per molte ragioni, che spieghiamo nel dettaglio nel nostro ultimo dossier, “Il MalTrattato“. Ragioni e che ritrovate anche nel nuovo rapporto curato dalla Campagna Stop TTIP Italia. In particolare, il patto UE-Mercosur ci preoccupa perché:

  • accresce le importazioni di prodotti climalteranti e spesso derivati dalla distruzione ambientale. Se verrà ratificato, le emissioni legate al commercio degli 8 prodotti agricoli più scambiati fra i due blocchi dovrebbero salire complessivamente del 34%;
  • abbatte i controlli sulle merci importate, riducendo la già scarsa capacità di tracciare la filiera per prodotti come la carne bovina, settore che in Brasile è appena stato al centro di uno scandalo internazionale;
  • rischia di abbassare gli standard europei sul fronte sanitario e fitosanitario: sarà più difficile bloccare produzioni trattate con pesticidi vietati e sostanze proibite usate dall’industria alimentare;
  • non contiene norme in grado di assicurare un commercio libero dalla deforestazione o da violazioni dei diritti umani, anzi. Le disposizioni di sviluppo sostenibile sono non vincolanti e molto deboli, un fatto che rischia di rendere l’Europa complice della distruzione ambientale e delle politiche aggressive del Brasile nei confronti dei popoli indigeni e delle minoranze.

Dopo il 2019, annus horribilis per gli incendi nella foresta amazzonica, riteniamo inaccettabile che l’UE – e quindi anche l’Italia – stringa un patto senza regole di ingaggio con paesi come il Brasile, governato in maniera autoritaria e antiecologica da un presidente come Jair Bolsonaro. Come si conciliano gli impegni per un green deal europeo con trattati commerciali che deregolamentano settori economici fra i più responsabili della crisi climatica? Come si può biasimare Bolsonaro per aver promosso gli incendi nella foresta più importante del mondo e poi fare affari con un esecutivo che fa di tutto per indebolire le agenzie ambientali e aprire l’Amazzonia allo sfruttamento dell’industria della carne, mineraria e del legname?

A tutte queste domande chiederemo risposta al nostro governo, ai parlamentari nazionali ed europei. Anche se per noi una risposta c’è già: non ratificare questo accordo, figlio di un modello economico e di globalizzazione che ci ha portato sull’orlo di un baratro ecologico senza ritorno.

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