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Il cambiamento climatico sta precipitando il Paese in una siccità che nella storia ha pochi paragoni. Dieci Regioni sono pronte a chiedere lo stato di calamità, mentre i Ministeri dell’Agricoltura e delle Infrastrutture annunciano misure straordinarie e stanziamenti multimilionari per far fronte all’emergenza. La situazione di eccezionale gravità, tuttavia, vede un deficit di 10 miliardi di metri cubi d’acqua, a causa soprattutto del calo drastico nelle precipitazioni. A subirne gli effetti è soprattutto l'Italia centrale e meridionale: per la prima volta Roma potrebbe conoscere il razionamento dell'acqua, che secondo i piani del gestore idrico, Acea Ato2, dovrebbe lasciare a secco 1,5 milioni di cittadini (a turno) per 8 ore al giorno a partire dal 28 luglio. Il tutto perché la Regione Lazio ha disposto il blocco delle captazioni dal Lago di Bracciano, sceso di oltre un metro e mezzo rispetto al livello di guardia.

Ma chiudere i rubinetti dei cittadini non sembra una soluzione proporzionata: il lago di Bracciano, infatti, contribuisce soltanto per l’8% al fabbisogno della capitale. Questo almeno, secondo quanto afferma la stessa società che gestisce l’acqua di Roma. Nessun organismo terzo, per ora, ha potuto verificare queste affermazioni. In via ipotetica, dunque, i prelievi giornalieri potrebbero anche essere maggiori.

Oggi 10 luglio alle 17,30, in piazza del Campidoglio a Roma, Terra! e Associazione 21 luglio organizzano, insieme numerose realtà ambientaliste e della società civile, un flash mob per esortare la sindaca Virginia Raggi a non chiudere le fontanelle pubbliche, rispettare il diritto umano all'acqua e prendere misure contro la siccità che non vìolino il concetto di giustizia climatica.

Sarà presente anche Vandana Shiva, che ha svolto in India una analoga battaglia per il diritto all'acqua. Il flash mob consisterà nel reggere un bicchiere vuoto in segno di protesta lungo la scalinata che porta alla protomoteca.

Oggi la Commissione Affari Esteri del Senato ha dato il via libera ad un accordo potenzialmente disastroso per l'agroalimentare italiano. Nonostante il presidio imponente convocato in soli tre giorni in piazza del Pantheon a Roma, in occasione del voto sul CETA in commissione Affari esteri del Senato, PD e MDP non hanno ascoltato associazioni, categorie e sindacati e hanno votato si al trattato tossico.  

Il CETA, lo ricordiamo, abbatte importanti meccanismi di salvaguardia del Made in Italy ed espone il settore primario alla competizione con merci a basso costo e di scarsa qualità provenienti dal Canada. Il nostro Paese non può sacrificare il principio di precauzione sull'altare del commercio!!! Per questo chiediamo al Senato di sospendere la ratifica del CETA e consentire un più ampio dibattito sui suoi effetti sociali, ambientali e ed economici.

Alla fine è successo. Dopo averlo promesso in campagna elettorale, intorno alle 23 di ieri il presidente statunitense Donald Trump ha portato il paese fuori dall'Accordo di Parigi. Nel 2015, 196 Paesi hanno sottoscritto quel protocollo, il primo documento comune ad impegnare quasi tutto il mondo nella lotta al cambiamento climatico. Non era un accordo vincolante, non conteneva impegni particolarmente onerosi, ma era più di quanto fosse mai stato fatto prima. Un passo avanti perfino rispetto al protocollo di Kyoto, l'unico altro accordo internazionale sulle emissioni, mai ratificato però proprio dagli Stati Uniti.

Dopo l’approvazione del Parlamento Europeo, la battaglia sul CETA si sposta a livello nazionale. Nonostante l’ampia maggioranza con cui l’accordo UE-Canada gemello del TTIP è passato a Strasburgo, vi sono state notizie positive: gli eurodeputati italiani dell’area PD si sono spaccati in due e parte di questa crisi, le cui ragioni vanno al di là del CETA, coinvolge anche l’Italia. Per timore di nuove divisioni è stata ritirata una prima risoluzione di sostegno all’accordo prevista dall’agenda del Senato per il 22 febbraio scorso.

In questa crepa la società civile cercherà di infilare il cuneo delle proteste che fino ad oggi hanno permesso di aumentare la trasparenza e l’informazione sui negoziati segreti per TTIP e CETA, rallentandoli sensibilmente.

Dopo ritardi, slittamenti, sotterfugi e dissensi, il giorno è arrivato. Oggi, 15 febbraio, a partire dalle 10, inizierà la seduta durante la quale il Parlamento Europeo dovrà ratificare il CETA. L’accordo tra UE e Canada, fratello piccolo del TTIP, è a un punto cruciale del suo percorso: se verrà approvato, entrerà provvisoriamente in vigore per larga parte, nonostante manchi ancora la ratifica dei Parlamenti nazionali. 

Come partner della campagna Stop TTIP Italia, Terra! aderisce alla giornata di pressione sui parlamentari europei, per chiedere un chiaro “NO” all’approvazione dell’accordo. A questo link tutte le indicazioni per partecipare sul web e sui social.

Con un evento pubblico organizzato in tutte le più importanti capitali del vecchio continente, è iniziata oggi, 8 febbraio, la raccolta di firme per l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) contro il glifosato, l’erbicida più utilizzato al mondo ritenuto “probabilmente cancerogeno” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. L’ICE è rivolta alla Commissione Europea, cui è richiesto di proporre un divieto di uso del glifosato in tutti gli stati membri.

Terra! è tra le organizzazioni italiane che aderiscono all’iniziativa, il cui obiettivo è raccogliere almeno un milione di firme nel 2017 in almeno 7 paesi UE. Tuttavia, la sfida è riuscirci entro l’estate, prima che la Commissione si esprima sulla proroga dell’autorizzazione dell’erbicida. 

Un impegno a respingere il CETA, l’accordo tra Unione Europea e Canada fratello del TTIP. È quanto chiederemo ai nostri parlamentari europei, aderendo alla giornata di mobilitazione sul web lanciata dalla campagna Stop TTIP Italia per il prossimo martedì 20 dicembre alle 11. 

Le iniziative si svolgeranno su Twitter, Facebook e via e-mail (>> consulta questo link per i dettagli) con l’obiettivo di fare pressione diretta sugli eurodeputati favorevoli al CETA. Il prossimo 21 gennaio, inoltre, è in calendario una giornata di azione internazionale nelle piazze e nelle strade.

È alle porte un nuovo autunno di mobilitazioni nazionali e internazionali contro l’approvazione di TTIP e CETA, i grandi accordi di libero scambio portati avanti dalla Commissione Europea con Stati Uniti e Canada. La riunione a Bratislava del Consiglio Europeo, in calendario per oggi 16 settembre, è la prima occasione per mettere pressione al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, da sempre favorevole ad entrambi i trattati.

Nonostante il TTIP sia stato già colato a picco da alcune importanti cancellerie (Germania, Francia, Belgio e Austria), la società civile non può abbassare la guardia. Infatti, la strategia scelta dalla Commissione è tentare di far entrare in vigore il CETA, l’accordo con il Canada fratello minore del patto tra UE e USA, prima che i parlamenti nazionali possano esprimersi con diritto di veto. 

L’Università di Palermo, in collaborazione con Terra!Onlus, propone un campo di lavoro a Linosa, nell’arcipelago delle isole Pelagie (Sicilia). Una settimana all’insegna della sostenibilità, del divertimento, della conoscenza e difesa dell’ecosistema e del territorio.

Il campo si inserisce nell’ambito del progetto LIFE NAT/IT/00093 Pelagic Birds “Conservazione della principale popolazione europea di Berta maggiore e di altri uccelli pelagici delle Isole Pelagie"  

Dal 9 al 12 settembre parti con noi e attivati in favore dell'ambiente!