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COMUNICATO STAMPA

ROMA – Mentre oggi andava in scena la cerimonia di chiusura del summit internazionale su Acqua e Clima alla Protomoteca del Campidoglio, associazioni e movimenti hanno chiesto con un flash mob alle istituzioni locali e nazionali misure concrete per la gestione comune e sostenibile delle risorse idriche, il rispetto della giustizia climatica e del diritto universale all’acqua.

“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l'acqua dal mercato” recitava lo striscione srotolato.

Gli attivisti (tra cui di Terra!, Coordinamento Romano Acqua Pubblica e Associazione 21 luglio) hanno inoltre colto l’occasione per lanciare la campagna #RiallacciaIlNasone (http://bit.ly/RiallacciaIlNasone), con la richiesta alla Sindaca Virginia Raggi di riaprire le fontanelle pubbliche chiuse dall’Acea durante l’estate.

Riaprire i nasoni per rispettare la giustizia climatica, non far pagare la siccità a chi non ne è responsabile, intervenire sulle copiose perdite della rete idrica e salvaguardare il diritto universale di accesso all'acqua. Sono le richieste contenute nella lettera che abbiamo consegnato a Virginia Raggi, sindaca di Roma, durante la Conferenza dei Sindaci dell'Ato2, ambito territoriale in cui l'omonima controllata della multiutility Acea fornisce il servizio idrico. Con questa lettera le associazioni lanciano la campagna #RiallacciaIlNasone, per spingere l'Amministrazione romana a tornare sui suoi passi e riaprire le fontanelle pubbliche chiuse ad agosto.

Il voto di ratifica del CETA previsto per oggi al Senato, non si terrà. Alla fine Palazzo Madama ha deciso di fare un passo indietro di fronte alla mobilitazione trasversale di associazioni ambientaliste, organizzazioni agricole, sindacati e consumatori, che chiedono da settimane di fermare il processo e aprire un dibattito pubblico sugli effetti dell'accordo UE-Canada. Effetti che coinvolgono tutti i settori dell'economia e della vita quotidiana: dalla sicurezza alimentare all'ambiente, dai servizi pubblici al lavoro. Nonostante la prima vittoria, l'attenzione resta alta. I lavori parlamentari si fermeranno il 3 agosto prossimo, e non è del tutto fugato il rischio di un blitz con gli italiani sotto l'ombrellone. Per questo Terra!, insieme alla Campagna Stop TTIP Italia, invita tutti gli attivisti a rilanciare la pressione su chi sta cercando di ottenere un voto favorevole sul CETA prima delle vacanze. Le richieste più insistenti vengono dal governo, con i Ministri Martina e Calenda (Politiche Agricole e Sviluppo Economico) decisi a fare tutto il possibile.

Il cambiamento climatico sta precipitando il Paese in una siccità che nella storia ha pochi paragoni. Dieci Regioni sono pronte a chiedere lo stato di calamità, mentre i Ministeri dell’Agricoltura e delle Infrastrutture annunciano misure straordinarie e stanziamenti multimilionari per far fronte all’emergenza. La situazione di eccezionale gravità, tuttavia, vede un deficit di 10 miliardi di metri cubi d’acqua, a causa soprattutto del calo drastico nelle precipitazioni. A subirne gli effetti è soprattutto l'Italia centrale e meridionale: per la prima volta Roma potrebbe conoscere il razionamento dell'acqua, che secondo i piani del gestore idrico, Acea Ato2, dovrebbe lasciare a secco 1,5 milioni di cittadini (a turno) per 8 ore al giorno a partire dal 28 luglio. Il tutto perché la Regione Lazio ha disposto il blocco delle captazioni dal Lago di Bracciano, sceso di oltre un metro e mezzo rispetto al livello di guardia.

Ma chiudere i rubinetti dei cittadini non sembra una soluzione proporzionata: il lago di Bracciano, infatti, contribuisce soltanto per l’8% al fabbisogno della capitale. Questo almeno, secondo quanto afferma la stessa società che gestisce l’acqua di Roma. Nessun organismo terzo, per ora, ha potuto verificare queste affermazioni. In via ipotetica, dunque, i prelievi giornalieri potrebbero anche essere maggiori.

Si è svolto ieri in Campidoglio il flash mob organizzato dalla nostra associazione Terra! e dall’Associazione 21 luglio per protestare in modo pacifico contro la chiusura dei nasoni a Roma. Un successo di partecipazione per una mobilitazione organizzata in pochissimi giorni.

Anche l’attivista indiana Vandana Shiva, impegnata nella conferenza “Il veleno alle porte” nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, si è unita a conclusione della mobilitazione ribadendo l’importanza fondamentale di ogni azione di protesta in difesa del libero accesso all’acqua.

Al termine del flash mob l’assessora alla Sostenibilità Ambientale, Pinuccia Montanari, ha rilasciato una dichiarazione ai rappresentanti delle due associazioni organizzatrici dell’azione, assicurando che non ci sarà alcuna chiusura delle storiche fontanelle romane.

Oggi 10 luglio alle 17,30, in piazza del Campidoglio a Roma, Terra! e Associazione 21 luglio organizzano, insieme numerose realtà ambientaliste e della società civile, un flash mob per esortare la sindaca Virginia Raggi a non chiudere le fontanelle pubbliche, rispettare il diritto umano all'acqua e prendere misure contro la siccità che non vìolino il concetto di giustizia climatica.

Sarà presente anche Vandana Shiva, che ha svolto in India una analoga battaglia per il diritto all'acqua. Il flash mob consisterà nel reggere un bicchiere vuoto in segno di protesta lungo la scalinata che porta alla protomoteca.

Oggi la Commissione Affari Esteri del Senato ha dato il via libera ad un accordo potenzialmente disastroso per l'agroalimentare italiano. Nonostante il presidio imponente convocato in soli tre giorni in piazza del Pantheon a Roma, in occasione del voto sul CETA in commissione Affari esteri del Senato, PD e MDP non hanno ascoltato associazioni, categorie e sindacati e hanno votato si al trattato tossico.  

Il CETA, lo ricordiamo, abbatte importanti meccanismi di salvaguardia del Made in Italy ed espone il settore primario alla competizione con merci a basso costo e di scarsa qualità provenienti dal Canada. Il nostro Paese non può sacrificare il principio di precauzione sull'altare del commercio!!! Per questo chiediamo al Senato di sospendere la ratifica del CETA e consentire un più ampio dibattito sui suoi effetti sociali, ambientali e ed economici.

Alla fine è successo. Dopo averlo promesso in campagna elettorale, intorno alle 23 di ieri il presidente statunitense Donald Trump ha portato il paese fuori dall'Accordo di Parigi. Nel 2015, 196 Paesi hanno sottoscritto quel protocollo, il primo documento comune ad impegnare quasi tutto il mondo nella lotta al cambiamento climatico. Non era un accordo vincolante, non conteneva impegni particolarmente onerosi, ma era più di quanto fosse mai stato fatto prima. Un passo avanti perfino rispetto al protocollo di Kyoto, l'unico altro accordo internazionale sulle emissioni, mai ratificato però proprio dagli Stati Uniti.

Dopo l’approvazione del Parlamento Europeo, la battaglia sul CETA si sposta a livello nazionale. Nonostante l’ampia maggioranza con cui l’accordo UE-Canada gemello del TTIP è passato a Strasburgo, vi sono state notizie positive: gli eurodeputati italiani dell’area PD si sono spaccati in due e parte di questa crisi, le cui ragioni vanno al di là del CETA, coinvolge anche l’Italia. Per timore di nuove divisioni è stata ritirata una prima risoluzione di sostegno all’accordo prevista dall’agenda del Senato per il 22 febbraio scorso.

In questa crepa la società civile cercherà di infilare il cuneo delle proteste che fino ad oggi hanno permesso di aumentare la trasparenza e l’informazione sui negoziati segreti per TTIP e CETA, rallentandoli sensibilmente.

Dopo ritardi, slittamenti, sotterfugi e dissensi, il giorno è arrivato. Oggi, 15 febbraio, a partire dalle 10, inizierà la seduta durante la quale il Parlamento Europeo dovrà ratificare il CETA. L’accordo tra UE e Canada, fratello piccolo del TTIP, è a un punto cruciale del suo percorso: se verrà approvato, entrerà provvisoriamente in vigore per larga parte, nonostante manchi ancora la ratifica dei Parlamenti nazionali. 

Come partner della campagna Stop TTIP Italia, Terra! aderisce alla giornata di pressione sui parlamentari europei, per chiedere un chiaro “NO” all’approvazione dell’accordo. A questo link tutte le indicazioni per partecipare sul web e sui social.