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Filiera Sporca

La campagna #FilieraSporca – promossa dalle associazioni Terra!Onlus, daSud e terrelibere.org – ha l’obiettivo di ricostruire il percorso dei prodotti agroalimentari dal campo allo scaffale del supermercato.
Il cuore della filiera è un ceto di intermediari che accumula ricchezza, organizza le raccolte usando i caporali, determina il prezzo. Impoverisce i piccoli produttori e acquista i loro terreni. Causa la povertà dei migranti e nega un’accoglienza dignitosa.
Filiera Sporca propone la trasparenza delle filiere agroalimentari, dalla Grande distribuzione organizzata alle multinazionali, attraverso l’introduzione di una etichetta narrante e l’elenco pubblico dei fornitori, perché informazioni chiare permettono ai consumatori di scegliere prodotti slavery free.
 

Grazie alla pressione continua della campagna #ASTEnetevi promossa da Terra!, Flai-CGIL, daSud e dalla campagna #FilieraSporca, una parte importante della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si impegnerà ad abbandonare la controversa pratica delle aste on line al doppio ribasso sui prodotti alimentari. Durante una conferenza stampa al Ministero delle Politiche Agricole, Agroalimentari e Forestali, oggi è stato approvato un protocollo di intesa tra il Ministero, Federdistribuzione e Conad che spinge gli aderenti a rispettare alcuni capisaldi della battaglia portata avanti in questi anni dalle associazioni e dai sindacati.

Si avvicina una nuova stagione di raccolta del pomodoro, e ancora una volta gli spettri del caporalato e dello sfruttamento aleggiano sui campi di tutta Italia. Con l’ultimo rapporto #FilieraSporca e la campagna #ASTEnetevi, abbiamo mostrato che queste minacce vengono da lontano, a partire dai primi anelli della filiera produttiva. Svelando il sistema delle aste on line al doppio ribasso della grande distribuzione, abbiamo fatto un passo avanti importante. Abbiamo individuato uno dei meccanismi che contribuiscono in maniera determinante a comprimere i prezzi di produzione, scaricando gli effetti negativi sugli agricoltori e sui braccianti. 

Tantissime persone hanno firmato la nostra lettera rivolta al Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, e ai gruppi della grande distribuzione (bit.ly/ASTEnetevi_firma). Ora pensiamo sia venuto il momento di rilanciare la mobilitazione con un tweetstorm il 17 maggio alle 12.

#FILIERASPORCA E LA FLAI CGIL LANCIANO OGGI LA CAMPAGNA #ASTEnetevi PER L’ABOLIZIONE DELLE ASTE AL DOPPIO RIBASSO E DEL SOTTOCOSTO NEI SUPERMERCATI

 “Chiediamo al Ministro Martina e alla GDO di mettere al bando le aste al doppio ribasso e fermare il fenomeno del sottocosto che distrugge l’agricoltura e i diritti dei lavoratori”

 

Comunicato stampa
Roma, 24 marzo 2017

La Campagna FilieraSporca - promossa dalle associazioni Terra! e daSud - insieme a Flai Cgil lanciano oggi la Campagna #ASTEnetevi per l’abolizione delle Aste al doppio ribasso (aste elettroniche inverse) e della vendita a sottocosto dei prodotti alimentari.

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

“Vedete, è come giocare alla slot machine”. Seduto di fronte al suo computer, Francesco Franzese digita freneticamente sui tasti simulando il gioco al quale si è trovato suo malgrado a partecipare in un giorno non troppo lontano. Questo manager di 37 anni, amministratore delegato del gruppo che produce i pelati e la passata La Fiammante, ha il dente avvelenato contro una prassi che si sta sempre più affermando tra gli operatori della grande distribuzione organizzata (gdo): quella delle aste online al doppio ribasso.

“Funziona così: ti arriva una email in cui ti si chiede a quale prezzo sei disposto a vendere una partita di un tuo prodotto, per esempio un milione di scatole di passata. Tu fai un’offerta. Il committente raccoglie le offerte e poi convoca un nuovo tender. L’offerta più bassa diventa la base d’asta”. Nella sua fabbrica di Buccino, in provincia di Salerno, dove produce pelati, passate e peperoni arrosto, Franzese non risparmia i dettagli di quella che definisce “la pratica più scorretta in assoluto della grande distribuzione”.

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

“Sei un pragmatico o un cacciatore?”. La domanda riecheggia per la sala conferenze. La grande stanza immersa nella luce artificiale del neon è affollata, quasi tutti uomini, età media sui 40. Il relatore ha un microfono in mano e un telecomando con cui fa scorrere infografiche e dati su una lavagna luminosa. Il pubblico guarda le slide e ascolta rapito.

Non siamo a una seduta collettiva di life-coaching guidata da qualche guru di nuova tendenza, ma a Marca, la grande fiera dei prodotti a marchio della grande distribuzione organizzata (gdo) che si tiene ogni anno a Bologna, nel cuore dell’imponente e labirintico spazio fieristico. L’uomo in piedi accanto allo schermo sta presentando una ricerca condotta dall’istituto Gfk per conto dell’Associazione della distribuzione moderna (Adm) sui “nuovi processi d’acquisto”. Sono indicate le varie tipologie di clienti dei supermercati.

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

La scritta campeggia ben visibile all’entrata del supermercato: “Sottocosto”. Bottiglie di passata di pomodoro vendute a 0,49 euro, pacchi di pasta a 0,39, confezioni di tonno da quattro scatolette a 1,99 euro. Il locale è un supermercato di una grande catena, in una zona semi-centrale di Roma. Ma la stessa promozione si può vedere nei suoi innumerevoli punti vendita. Simile a molte altre che si possono trovare in locali gestiti da aziende concorrenti in tutta Italia.

Le catene della grande distribuzione organizzata (gdo) fanno sempre più dell’abbassamento dei prezzi al consumatore il principale elemento della propria strategia di marketing. “Qualità e convenienza”, recita lo slogan di Coop, primo gruppo in Italia. “Bassi e fissi”, risponde Conad, seconda azienda per fatturato nel paese. Carrefour ribatte con la promozione “sotto e freschi” su carni e pesci. Il basso prezzo è il grande imperativo categorico; il sottocosto l’ultima frontiera del marketing.

Abbagliato dal risparmio, il cliente non s’interroga su come sia possibile acquistare qualcosa a un prezzo indicato come inferiore al costo di produzione. E così le promozioni impazzano: secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Iri, oggi “32 euro di spesa su 100 vengono effettuati in presenza di un’offerta”.

E' stata accolta con grande interesse da parte di istituzioni e realtà del settore l'uscita del terzo rapporto della campagna #FilieraSporca “Spolpati. La crisi dell’industria del pomodoro tra sfruttamento e insostenibilità”.

Di rilevante importanza è stato l'incontro avvenuto venerdì 18 novembre tra il direttore di Terra! e coautore del rapporto, Fabio Ciconte, e il giornalista e coautore del rapporto, Stefano Liberti, con il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina, cui sono state rivolte direttamente le raccomandazioni a nome della campagna #FilieraSporca.

Si è da poco conclusa, presso la Camera dei Deputati, la conferenza stampa di presentazione del terzo rapporto della campagna #FilieraSporcaSPOLPATI, la crisi dell’industria del pomodoro tra sfruttamento e insostenibilità”, curato dalla nostra associazione Terra!. Il dossier è il risultato di un lavoro sul campo che ha richiesto 5 mesi di ricerche tra Puglia, Campania ed Emilia, passando per la Cina, con l’obiettivo di ricostruire il sistema di produzione, trasformazione e commercializzazione del pomodoro, uno dei prodotti simbolo del made in Italy. 

Alla conferenza sono intervenuti gli autori del rapporto Fabio Ciconte (direttore di Terra! Onlus  e portavoce della Campagna #FilieraSporca) e Stefano Liberti (giornalista), insieme a Lorenzo Misuraca (associazione daSud) e Celeste Costantino (deputata di Sel-SI).

Editoriale scritto da Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale.

L’approvazione in pochi mesi della legge sul caporalato è senz’altro una buona notizia, risultato dell’azione politica di questo governo e in particolare del ministro dell’agricoltura Maurizio Martina e di quello della giustizia Andrea Orlando. La legge riconosce un fenomeno di dimensioni troppo estese per poter essere ignorato. In particolare, modifica in maniera sostanziale l’articolo 603 bis del codice penale (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) e, oltre a riformulare il reato di caporalato, allarga le maglie della responsabilità al datore di lavoro che “sottopone i lavoratori a condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno”. Come a dire che non deve esserci per forza un “caporale” o un’organizzazione criminale perché un bracciante sia sfruttato. Prevede inoltre la confisca dei beni e l’adozione di misure che preservano l’operatività dell’azienda e, di conseguenza, l’occupazione dei lavoratori.

La Camera dei Deputati ha appena approvato il Ddl Martina-Orlando sul caporalato e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura. Il testo raccoglie alcune importanti raccomandazioni promosse dalla società civile e dalla campagna #FilieraSporca negli ultimi anni, tra cui la responsabilità in solido per le aziende. La nuova legge modifica infatti l’articolo 603bis del codice penale, allargando la responsabilità anche al datore di lavoro che utilizza nei campi lavoratori «in condizioni di grave sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno». In tal modo, la figura del caporale cessa di essere l’unico bersaglio dell’azione penale, finalmente estesa anche agli imprenditori che ne traggono diretto vantaggio.

Il Ddl prevede anche la confisca dei beni e misure di sostegno all’operatività dell’azienda e quindi per la salvaguardia degli occupati.

Diverse missioni sul campo, Brasile, Cina, Africa, Stati Uniti, Italia, anni di inchieste giornalistiche alle spalle, lo studio e l’analisi di diverse indagini della magistratura, interviste con operatori locali, contadini, grande distribuzione, aziende multinazionali, lo studio di bilanci e l’approfondimento su trattati internazionali.

E' in arrivo nelle librerie “I signori del cibo", il nuovo libro-inchiesta di Stefano Liberti, edito da Minimum Fax. Un libro di grande interesse che ricostruisce il processo che ha portato il cibo a diventare merce e racconta il funzionamento di alcune delle più emblematiche filiere internazionali. Un percorso di ricerca lungo e tortuoso per ottenere informazioni che dovrebbero essere alla portata di tutti. Un contributo importante che consolida quello che, come Terra!, sosteniamo da tempo: ridurre le opacità delle filiere è quanto mai necessario

Reportage scritto da Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale.

Abu Sow si è stufato di lavorare nei campi. “Non ha più senso raccogliere i pomodori per quattro soldi. Bisogna cambiare”. Alto quasi due metri, magro come un chiodo, questo senegalese sulla cinquantina ha un sorriso discreto stampato su un volto dai lineamenti asciutti. Con il tono pacato dell’esperienza, ci racconta che è in Italia dal 1998. “Quasi vent’anni, in cui ho stretto relazioni e mi sono fatto conoscere. Tutti sanno che si possono fidare di me qui nella Capitanata”.

L'approvazione del ddl sul caporalato in Senato è un fatto importante. 

Lo è per alcune delle norme che introduce, come l'estensione della responsabilità al datore del lavoro e non solo all'intermediario. 

Lo è perché è un fatto politico serio di cui bisogna dare atto al governo, e in particolare al ministro Martina, al parlamento e al sindacato. 

Non era scontato ma è successo, perché in tanti si sono battuti e perché la politica ha saputo ascoltare. Forse non sarà una legge perfetta, ma riconosce un fenomeno di dimensioni troppo estese per poter essere ignorato.  

Ma la battaglia non si può fermare qui, anzi da qui parte.

Questa mattina il portavoce della campagna #‎FilieraSporca e direttore di Terra!Onlus Fabio Ciconte ha incontrato il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che ha mostrato interesse per le nostre proposte e si è impegnato a convocare a breve un tavolo tecnico.  

Ringraziamo Giancarlo Caselli, presidente dell’Osservatorio sulle agromafie, presente all’incontro, per il sostegno dimostrato ancora una volta alla nostra campagna.

Si è appena conclusa, presso la Camera dei Deputati, la conferenza stampa di presentazione del secondo rapporto #FilieraSporca, dal titolo “La raccolta dei Rifugiati. Trasparenza di Filiera e responsabilità sociale delle aziende”, promosso da Terra! Onlus, Associazione daSud e Terrelibere.org. Alla presentazione sono intervenuti anche Celeste Costantino (deputata Sel-SI) e Luigi Manconi (senatore Pd).

L’urgenza di scrivere un secondo dossier è nata dalla necessità di dover fare il punto su quanto è accaduto nel corso di un anno di campagna di pressione, con oltre dieci morti alle spalle e centinaia e centinaia di braccianti, stranieri e non, sfruttati nei campi.

Abbiamo scavato ancora più in profondità e abbiamo capito che la crisi del settore agrumicolo, l'assenza di trasparenza della Grande Distribuzione Organizzata, lo sfruttamento di lavoratori italiani e richiedenti asilo appena sbarcati in Italia, come quelli del Cara di Mineo, sono tre piedi dello stesso blocco di ingiustizie che soffocano il Made in Italy.

“Una tragedia che si poteva evitare. Rosarno ancora una volta è lo specchio drammatico delle condizione di vita dei migranti nelle tendopoli, della disperazione e della violenza che generano i ghetti dove ogni giorno si calpestano i diritti umani. Chiediamo che venga fatta immediatamente chiarezza sulla dinamica dell’uccisione del 26enne Sekine Triore”.

Lo dichiarano i promotori della campagna ‘Filiera Sporca’ – le associazioni Terra!Onlus, daSud eTerrelibere.org – nata un anno fa per denunciare lo sfruttamento dei lavoratori agricoli insieme alla totale mancanza di trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare e partita proprio da Rosarno come uno dei casi più rappresentativi.

 
Conoscere la vita dei prodotti che mangiamo e obbligare le aziende della grande distribuzione ad indicare tutti i passaggi della filiera agroalimentare con un unico obiettivo: salvare future nuove vittime di questa guerra silenziosa dei campi.
 
Anche il giornalista Stefano Liberti, in questo prezioso articolo scritto per Internazionale, indica le proposte della campagna #FilieraSporca come possibili e reali soluzioni per sconfiggere una pratica disumana come è quella del ‪#caporalato‬.
In queste settimane i media continuano a trasmettere servizi dal cosiddetto “inferno di Rosarno”. Si tratta della tendopoli dove gli stagionali impegnati nella raccolta delle arance vivono in condizioni disumane.
Mattino Cinque, Le Iene e persino Striscia la notizia, a dimostrazione che lo schiavismo nei campi della piana di Gioia Tauro fa parte ormai anche dell’immaginario pubblico anche delle trasmissioni più popolari, hanno raccontato come “nulla sia cambiato in sei anni”.
Il periodo di riferimento preso come metro di giudizio è quello della rivolta dei migranti, nonostante da decenni il caporalato e lo sfruttamento del lavoro in quella zona fosse ormai evidente a chiunque volesse veramente vederlo.
Proprio da questa consapevolezza, è nata la campagna #FilieraSporca: la denuncia di ciò che avviene nei campi non basta a produrre cambiamenti strutturali.

"Ecco, mi piacerebbe che il prossimo servizio giornalistico sul caporalato o su Rosarno partisse da questa immagine. Mi piacerebbe che i giornalisti seguissero quel camion, e quelli successivi, per capire dove vanno a finire le arance dello sfruttamento. Un servizio così sarebbe utile, sarebbe molto utile a capire la filiera dello sfruttamento, i costi, chi ci guadagna e perché. Insomma sarebbe utile a comprendere un fenomeno che si ripete tal quale ogni anno.

Oggi siamo intervenuti al convegno “Contrastare il Caporalato tra prevenzione e repressione” alla Camera dei Deputati.

Un nuovo e importante tassello della campagna #FilieraSporca che ha permesso di affrontare insieme ad altre organizzazioni sociali, sindacali e alle istituzioni, il tema del caporalato, le sue cause, i suoi effetti e gli strumenti di cui è opportuno ancora dotarsi per sconfiggerlo.

Ieri sera è stato approvato in prima lettura alla Camera dei Deputati il Disegno di Legge 1138, la riforma del codice antimafia, che contiene la confisca e la responsabilità in solido per le aziende che sfruttano i lavoratori nei campi tramite il caporalato, così come chiesto dalla campagna Filiera Sporca al ministro dell’agricoltura Martina e al Governo.

Una bella vittoria, un passo in avanti importante contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura che prevede l’allargamento della responsabilità penale non solo al caporale ma anche alle aziende che ne traggono diretto vantaggio.  

I ministri delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e della Giustizia, Andrea Orlando, hanno annunciato ieri i punti chiave del piano di azioni di contrasto al caporalato del Governo. Tra questi viene accolta una delle proposte della campagna #FilieraSporca: responsabilità in solido delle aziende che utilizzano sfruttamento e caporalato. Un punto molto importante se sarà applicato a tutta la filiera. Ora andiamo avanti con etichetta narrante e filiera trasparente!

Segue il comunicato stampa.

Pubblichiamo l'elenco delle prime organizzazioni che hanno aderito alla campagna ‪#‎FilieraSporca‬:

Amnesty International
Medici Senza Frontiere
Emergency
Medu
Flai CGIL
A Buon Diritto
Cooperativa Coraggio
A Sud
Fair

Roma, 24 giugno 2015 – Dal campo allo scaffale del supermercato, passando per le agenzie di intermediazione, le multinazionali e i grandi marchi della distribuzione, con quattro obiettivi: ricostruire la filiera del cibo; individuare gli “invisibili” del lavoro in agricoltura; chiedere una maggiore responsabilità solidale da parte di multinazionali e grandi imprese; chiedere norme più stringenti ed etichette più trasparenti. È questo il fil rouge di #FilieraSporca. Gli invisibili dell’arancia e lo sfruttamento in agricoltura nell’anno di Expo: il rapporto prodotto a sostegno della campagna slavery free di Terra! Onlus, daSud e Terrelibere.org e presentato oggi in conferenza stampa dalle associazioni promotrici insieme a Celeste Costantino (deputata SEL) e Giuseppe Civati (deputato Gruppo Misto).

Iniziano questa settimana le presentazioni della campagna Filiera Sporca a Roma, Cagliari, Genova, Torino e in tante altre città. 
 
Nell’anno di Expo 2015, #FilieraSporca ha l’ambizione di sollecitare istituzioni e imprese per ribadire che non si può “nutrire il pianeta” sfruttando il lavoro e l’agricoltura. Decine di inchieste, documentari, reportage, hanno infatti raccontato cosa succede nei campi, le tendopoli, la schiavitù. Ma che fine fanno i prodotti raccolti in quei campi e qual è la responsabilità delle multinazionali, della grande distribuzione, dei commercianti, dei produttori, delle aziende di trasporti, delle agenzie internazionali di lavoro interinale?

Quando lo sfruttamento è strutturale, è inutile riferirsi all’emergenza, perché è il prodotto di una filiera malata che scarica costi e disagi sul soggetto più debole, i braccianti, spesso migranti di origine africana o dell’Est Europa.Multinazionali, grande distribuzione, grandi e medi commercianti, medi e piccoli produttori, aziende di trasporti, agenzie internazionali di lavoro interinale. Qual è la loro responsabilità lungo la filiera?Ne parliamo sabato 20, a pochi giorni dal lancio della campagna "Filiera sporca" promossa da daSud, Terra! e Terrelibere, alle ore 18.00 presso l'Area incontri del Think Green EcoFestival.

Dal sud della Spagna alla Grecia, fino in Puglia, Sicilia e Calabria, tutta l’Europa mediterranea produce in condizioni di grave sfruttamento i prodotti ortofrutticoli destinati in gran parte ai mercati del Nord. Il modello si estende e non risparmia regioni un tempo immuni come ad esempio il Piemonte. Quella che a prima vista appare come un’emergenza umanitaria - ghetto di Rignano (Foggia), baraccopoli-tendopoli di Rosarno (Reggio Calabria), area di Saluzzo (Cuneo) etc. - è in realtà il frutto di un vero e proprio sistema di produzione che in tutta l’Europa del Sud ha le stesse caratteristiche e che si nutre dello sfruttamento.

Un percorso lungo la filiera, dal campo allo scaffale, per stanare i veri invisibili dello sfruttamento del lavoro in agricoltura: la grande distribuzione e le multinazionali. 

Questo vuole essere la campagna ‪#‎FilieraSporca‬.
Dalla prossima settimana partiremo con una missione di ricerca che risalirà tutta filiera. Condivideremo questo percorso insieme all'Associazione daSud e terrelibere.org per ribadire che se lo sfruttamento del lavoro esiste è perché è funzionale all'intero mercato ed è quindi il mercato che deve cambiare. 

Il 2015 per l'Italia è l'anno dell'Expo. E sempre nel 2015 daSud, associazione con cui condividiamo ogni giorno spazi, idee, progetti, battaglie, compie 10 anni. Ha scelto di festeggiarli organizzando iniziative, eventi, manifestazioni insieme ai tanti amici che hanno condiviso questo percorso.

Il primo appuntamento è con noi e terrelibere.org. Nell’anno di Expo è importante mettere in luce le contraddizioni di un paese in cui lo sfruttamento dei migranti in agricoltura non è solo una prassi consolidata ma anche una delle basi portanti su cui sembra poggiarsi l’intera filiera di produzione, dai succhi d’arancia al pomodoro. Per questo abbiamo deciso di organizzare giovedì 26 marzo, dalle 20.30 presso il Teatro Centrale Preneste (via Alberto da Giussano, 58) di Roma, una serata di discussione su: L’orrore dietro l’etichetta del supermercato. Filiera del cibo e nuove schiavitù nel lavoro: l’Italia nell’anno di Expo. 

di redazione terrelibere.org

“Ghetto economy”, il nuovo libro di Antonello Mangano è un sorprendente viaggio a ritroso. L’autore segue le tracce di pomodori, mele, arance dal fango dei campi ai banconi del supermercato. E mostra come si produce il cibo che arriva sulle nostre tavole. Migliaia di donne sono sfruttate e violentate nelle serre siciliane. Baraccopoli e ghetti africani si moltiplicano da Nord a Sud. La schiavitù si propaga dagli aranceti di Rosarno alle vigne del Piemonte. Anche gli italiani fanno la raccolta del pomodoro in Puglia sotto caporale. I semi diventano sterili e il succo d’arancia è tagliato con sostanze chimiche.

Il viaggio comincia nel Sud estremo del doppio sfruttamento che subiscono le donne rumene. Sessuale e lavorativo. I disco-bar in aperta campagna. Serre di plastica e luoghi di segregazione. I cosiddetti “festini agricoli”. Le interruzioni di gravidanza negli ospedali della zona l’esito prevedibile.