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Food Business

food busniess i signori del cibo

La campagna Food Business prende le mosse da un’inchiesta condotta da Stefano Liberti e sfociata nel libro “I signori del cibo”, edito da Minimum Fax. La ricerca ha mappato quattro filiere agroalimentari su scala globale, mettendo a disposizione una base documentale importante per avviare una campagna di comunicazione e pressione che partisse dagli elementi di denuncia per sfociare in proposte attuabili su scala nazionale, con l’intento di porre un argine al degrado ambientale e alla compressione dei diritti nella filiera agroalimentare. Avviata grazie al sostegno della Fondazione Charlemagne, la campagna Food Business si propone, nell’ambito di #FilieraSporca, di affiancare e rafforzare ulteriormente l’inchiesta di Liberti, mettendo in luce il ruolo dei diversi livelli delle filiere agricole nel deterioramento delle economie locali e individuando le strategie per far emergere il problema.
 
Il libro e l'autore
La filiera del maiale
La filiera della soia
La filiera del tonno
La filiera del pomodoro

Giovedì, 24 Novembre 2016 17:28

Lunedì 5 dicembre vi aspettiamo presso la sala Camino di Palazzo Ducale - Genova, per l'incontro "Il lato oscuro del cibo​", ore 17:30Una nuova occasione per presentare “Spolpati”, il nuovo rapporto curato da Terra! per la campagna #FilieraSporca​ , che ricostruisce il viaggio dei pomodori in Italia dal campo allo scaffale del supermercato. Un viaggio lungo la filiera che verrà raccontato anche tramite il libro “I signori del cibo” che svela come il cibo che mangiamo sia diventato una merce, scambiata da poche grandi aziende che ne controllano produzione, trasformazione e commercializzazione.

Introduce:

Giorgia Bocca, responsabile formazione Terra!

Intervengono:

Fabio Ciconte, direttore Terra! e portavoce campagna #FilieraSporca
Stefano Liberti, giornalista e autore del libro "I signori del cibo"
Martedì, 15 Novembre 2016 00:00

Da dove proviene il cibo che acquistiamo? Chi lo produce? Cosa si nasconde dietro prezzi invitanti e slogan confortevoli? 

E' quello che abbiamo provato a raccontare, lunedì 14 novembre, al Teatro Ambra alla Garbatella di Roma, con Mercante in Fi(li)era, una serata tra musica e parole nata con l'intento di spiegare l’intreccio tra caporalato, made in Italy, sostenibilità e storie di chi prova a costruire una filiera pulita e trasparente.

La serata è stata anche l’occasione per presentare in anteprima alcuni risultati del nuovo rapporto sulla filiera del pomodoro della campagna Filiera sporca "Spolpati" e proseguire il viaggio de "I Signori del Cibo". 

Martedì, 27 Settembre 2016 16:44

Succede che un frutto coltivato in Cina può arrivare in Italia e ripartire per l’Africa dopo l’inscatolamento, finendo per distruggere l’industria locale e intaccare la sovranità alimentare di un popolo, rendendolo schiavo delle importazioni. Tutto questo è possibile in un sistema di imprese sempre più grandi e rapaci, insensibili allo sfruttamento dei lavoratori, dell’ambiente e alla scarsa qualità dei prodotti. L’unica cosa che conta è abbattere i costi per vincere la competizione internazionale e conquistare nuovi mercati. A costo di calpestare i diritti umani, ammorbidire le norme a tutela dei consumatori e aggirare le convenzioni internazionali sul lavoro.

La lunga filiera del pomodoro è viziata da tutte queste spregevoli pratiche, le uniche possibili per vincere la corsa al profitto. Nel mercato mondiale si gioca duro, non c’è tempo per fare le regole. La produzione si sposta nei Paesi che ne hanno meno, dove i lavoratori sono pagati a cottimo e dove non conta se sei un bambino o un anziano. Basta avere due braccia per lavorare nei campi.

Martedì, 27 Settembre 2016 16:39

Il processo di trasformazione del vivente in prodotti di largo consumo – le cosiddette commodities – è penetrato talmente a fondo nella cultura occidentale da generare un cortocircuito logico. Quando oggi pensiamo al tonno, per esempio, è raro che abbiamo in mente un maestoso pesce migratore. È invece molto più frequente, non solo tra i bambini, “ripescare” dall’oceano dell’immaginario la scatoletta di latta cilindrica esposta sugli scaffali del supermercato.

Proprio il tonno, infatti, incarna appieno le distorsioni generate dalla commodification. Nella gran parte dei casi, sulle confezioni non è segnalato il tipo di prodotto commercializzato. Si scrive genericamente “tonno”, fornendo solo le indicazioni obbligatorie per legge: il paese in cui la latta è stata fabbricata e la zona di pesca da cui proviene l’animale, nominata con il codice dell’area FAO, del tutto incomprensibile ai non addetti ai lavori. Non esistono più i tonni come animali distinti, con forme, dimensioni, cicli vitali e abitudini differenti. Esiste soltanto il concetto astratto di “tonno” come materia prima per prodotti di consumo, del tutto svincolata dall’ecosistema.

Martedì, 27 Settembre 2016 16:30

Se esiste un prodotto paradigmatico di tutte le storture, le assurdità e gli incalcolabili danni provocati dal commercio globale di cibo, questo è la soia. La produzione del legume più controverso del mondo si fonda su pratiche incompatibili con la tutela ambientale e la giustizia sociale, dalla deforestazione all’agricoltura intensiva, passando per il monopolio dei semi, l’uso incontrollato della chimica e della manipolazione genetica. Un sistema che poggia su queste basi deve andare a braccetto – per una stringente logica di necessità – con i meccanismi del commercio internazionale: standardizzazione e bassa qualità del prodotto, concentrazione del potere e del denaro nelle mani di poche corporation transnazionali.

Martedì, 27 Settembre 2016 16:22

Se vi capiterà nella vita di passare nei pressi di un allevamento intensivo di maiali, non lo dimenticherete mai. Il fetore insopportabile emanato da immensi laghi violacei di deiezioni vi resterà incollato alla mente, così come quei capannoni grigi e lugubri sullo sfondo. Non hanno niente a che vedere con le fattorie delle pubblicità: somigliano piuttosto a fabbriche. E in effetti lo sono. Qui si “coltivano” miliardi di maiali ogni anno, in tutto il mondo. Vengono rinchiusi per tutta la loro breve esistenza in luoghi angusti e bui, dove una sola cosa è permessa: mangiare, per ingrassare ed essere mangiati.

Martedì, 27 Settembre 2016 16:03

Diverse missioni sul campo, Brasile, Cina, Africa, Stati Uniti, Italia, anni di inchieste giornalistiche alle spalle, lo studio e l’analisi di diverse indagini della magistratura, interviste con operatori locali, contadini, grande distribuzione, aziende multinazionali, lo studio di bilanci e l’approfondimento su trattati internazionali. Un groviglio di informazioni nel quale si è dovuto addentrare Stefano Liberti, per capire il funzionamento di alcune tra le più emblematiche filiere alimentari e per avere la possibilità di offrire questa ricostruzione. Un lavoro sproporzionato per avere informazioni che dovrebbero invece essere alla portata di tutti.