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Mercoledì, 14 Maggio 2014 10:48

Il campeggio alla Tabacca, il racconto di Giorgia

Il campeggio alla Tabacca è iniziato l’8 maggio con un sole che spaccava le pietre ed è terminato con la pioggia e la nebbia che sembrava di essere in autunno.

Quattro giorni con 20 giovani che non conosco, con un solo compost toillet, un pannello solare e un tempo che non promette niente di buono.

Ho vissuto direttamente gli umori dei ragazzi e le loro reazioni nel trovarsi in un sistema diverso da quello quotidiano con un solo pannello solare per qualche lampadina, un compost toilette, le docce nel bosco, il tutto condito con tante relazioni personali e incontri con realtà locali, il parco del Beigua, il borgo e i contadini.

 

Abbiamo iniziato con due gruppi di giovani diversi tra loro, gli scout di Arenzano e i ragazzi della Scuola Volta di Cornigliano: i primi con uno zaino in spalla, i secondi con un trolley per percorrere la vecchia mulattiera. Poi sabato sono arrivati i ragazzi della coop Piccoli Diavoli, quelli di mezzo che sono riusciti a stabilire un equilibrio tra i primi e i terzi.

Tra il mio stupore, le risate e gli sbuffi siamo riusciti ad arrivare alla Tabacca, che nella memoria degli anziani del borgo ha sempre avuto una forte vocazione nell’accogliere persone, chi per avere un piatto di polenta o per scambiare parole. Mi sento come la signora Teresina che prima abitava lì.

Penso quindi che sia stata la casa a scegliere noi che per vocazione facciamo questo, sensibilizzazione verso buone partiche, attiviamo comunità e reti solidali intorno alla terra e al suo buon uso.

Quando c’è gente la casa ride, la vedo e le montagne sembrano più vicine.

I giorni sono passati veloci tra impasti, forni accesi, preparazione delle cene, realizzazione del pannello solare, litigate e tante risate.

I momenti più belli sono quelli che hanno visto la partecipazione e l’integrazione di tutti.

Come quando si è messo a piovere improvvisamente e tutti abbiamo cercato di sistemare la vela in modo che ci facesse da tettoia.

Il ricordo più tenero è stato quando sono scesa al mattino presto in cucina e invece di trovarci dei topolini ho trovato due ragazzi seduti sulla sdraio che hanno dormito li con la luce accesa (si, hanno scaricato la batteria del pannello solare).

Quello più divertente è stato quando il primo giorno siamo partiti per fare la mulattiera con i trolley e si è rotta subito la ruota o quando i ragazzi fermavano le persone in auto e chiedevano dei passaggi per arrivare alla casa.

E’ stato un vortice di emozioni.

Quando i ragazzi hanno disegnato un murales con il nome della casa per lasciare il loro segno alla Tabacca ho pensato che forse qualcosa si stava smuovendo.

Quando poi i gruppi si sono mescolati e hanno iniziato a discutere, qualcosa si è aperto ancora di più. La contaminazione è avvenuta.

Qualcuno sottovoce ha anche detto “Quest’estate quasi quasi ci vengo con la mia tipa al campeggio.”

Penso che per alcuni rimarrà un’esperienza da raccontare agli amici, qualcuno forse la metterà tra le cose da cui attingere nei momenti di difficoltà e forse a qualcuno verrà la voglia in futuro di ripetere quell’esperienza di casa, orti e forno e comunità.

 

Io intanto, aspetto qui alla Tabacca.