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Giovedì, 31 Marzo 2016 20:17

P'orto di Lampedusa, sei mesi dopo - Un valore aggiunto per la comunità e il territorio

Sei mesi dopo l'avvio ufficiale, procedono a pieno ritmo le attività del progetto P'orto di Lampedusa e continuano a crescere, sorprendentemente, i frutti del lavoro svolto finora, sia dal punto di vista sociale e ambientale, restituendoci un quadro più ricco e diversificato di quanto non immaginavamo all'inizio.

L'arrivo di dieci nuovi ortisti, e di altre richieste di particelle di terra, in questi primi mesi del 2016, sono il segnale evidente dell'interesse vivo e crescente, intorno al progetto, da parte della comunità lampedusana.

La nascita della prima compostiera nell'area interessata dal progetto, l'accordo con alcuni fruttivendoli dell'isola per la raccolta di rifiuti, il coinvolgimento di Salvatore, utente del Centro diurno che fino a gennaio non aveva ancora mai partecipato alle attività legate alla cura dell'orto, come "custode" della compostiera rendono visibile il valore dell'esperienza e il possibile allargamento dell'orizzonte sperimentale del progetto.

Il professor Tommaso La Mantia dell'Università di Palermo, la sua inesauribile passione e la sua attenzione nello studio e osservazione della crescita di specie autoctone, rispetto ai trattamenti naturali apportati in questi mesi nella “particella sperimentale” gestita insieme al Circolo di Legambiente dell'isola, motivano molte persone a ripensare l'uso del territorio e le spingono a prendere parte, in un numero sempre crescente, agli incontri di formazione previsti dal progetto e aperti a tutta la cittadinanza.

La partecipazione di storici agricoltori lampedusani, come Pasquale Tonnicchi, a disposizione consigli sulla cura dell’orto e sulle semine, Franco e Concetta, che hanno deciso di donare semi di fava nera e zecca lampedusane, Nino, e i suoi semi di bietola che recupera da anni, Salvatore, contadino di Linosa che inviato spontaneamente agli ortisti diverse bustine di semi di prezzemolo, cocomero invernale, zucchina rotonda e zucca invernale, rappresenta il filo diretto che lega il passato agricolo dell'isola al suo futuro.

I frutti concreti del progetto, come gli sparacelli e i broccoli raccolti e cucinati da Carmela, utente del Centro diurno che sviluppa attività in cucina, e consumati da tutti i suoi compagni di orto, o i piccoli progressi fatti per rispondere ai bisogni emersi, come la creazione di bancali rialzati che faciliteranno la fruibilità dello “spazio orto” da parte degli utenti del Centro diurno, sono una prova di come anche gli orti e le pratiche di sostenibilità urbana possono rafforzare il rapporto uomo, ambiente e natura.

Sei mesi dopo l'avvio ufficiale, dicevamo, il progetto P'orto di Lampedusa ci restituisce un quadro più ricco e diversificato di quanto immaginavamo all'inizio. Un quadro che ci consente di capire fino in fondo il valore e le potenzialità di questo tipo di esperienza in rapporto alla vita della comunità di persone che la abita, alla natura e all’ambiente che  la circonda e al futuro che è possibile costruire insieme.