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L'auto inquina

L'accordo europeo sul pacchetto energia: uno schiaffo all'ambiente.

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Venerdì 12 Dicembre 2008 20:20
Roma, 12 dicembre 2008 - L'accordo sul pacchetto energia e clima raggiunto oggi dai leader europei è una presa in giro e uno schiaffo all'ambiente. Secondo Terra! ed il network di associazioni ambientaliste europeo coordinato da Friends of the Earth Europe, l'accordo rappresenta un sostanziale passo indietro e vanifica anni di lavoro, pianificazione e negoziati nell'Unione Europea.
L'attuale accordo permette, infatti, che oltre il 65% delle riduzioni di gas serra siano raggiungibili attraverso l'escamotage dell'acquisto dei crediti di carbonio (da progetti di riduzione delle emissioni al di fuori dei confini europei). Inoltre, nessuna sanzione è stata introdotta per i Paesi inadempienti - un punto essenziale per contrastare l'inattività dei Governi che - come quello italiano- ignorano gli impegni assunti. 
La linea di condotta sembra essere la stessa adottata giorni fa per l'intero comparto automobilistico: basse sanzioni che non invogliano di certo l'industria dell'auto a investire in innovazione tecnologica. Un linea fatta di buone intenzioni e di scarsa credibilità. Se non passa il principio in base al quale “chi inquina paga”, l'industria non sarà davvero motivata a investire nell'efficienza energetica e  ridurre le proprie emissioni di CO2. Le sovvenzioni dovranno essere indirizzate a finanziare progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici in Europa e nei Paesi in via di sviluppo, e non a finanziare chi fino ci ha portato all'orlo della catastrofe ecologica.

L'Unione Europea si era impegnata alla riduzione delle emissioni europee di gas serra del 30% al 2020, mentre si avvicina il vertice di Copenhagen del 2009 fa marcia indietro perdendo la leadership mondiale. Proprio quando Stati Uniti e la Cina sembrano disponibili a approccio diverso e si apprestano a investire sulle tecnologie verdi per far rinascere l'economia, l'Unione Europea sembra rinunciare  a farsi  promotore della nuova era, la terza rivoluzione industriale, un nuovo modello di economia globale basato su un maggior rispetto per l'ambiente ed i diritti sociali. 
In questa situazione il governo italiano ha svolto il ruolo più negativo, appiattendosi sugli interessi particolari di Confindustria, a costo di spaccare l'Unione Europea e affondare la strategia europea per il clima.

Terra! chiede al Parlamento europeo di modificare l'accordo raggiunto in giornata, eliminando i cavilli che annullano l'efficacia degli obiettivi e istituendo sanzioni dissuasive. 

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