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Martedì, 11 Luglio 2017 13:26

L’Assessore Montanari risponde sui “nasoni” a conclusione del flash mob in Campidoglio

Si è svolto ieri in Campidoglio il flash mob organizzato dalla nostra associazione Terra! e dall’Associazione 21 luglio per protestare in modo pacifico contro la chiusura dei nasoni a Roma. Un successo di partecipazione per una mobilitazione organizzata in pochissimi giorni.

Anche l’attivista indiana Vandana Shiva, impegnata nella conferenza “Il veleno alle porte” nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, si è unita a conclusione della mobilitazione ribadendo l’importanza fondamentale di ogni azione di protesta in difesa del libero accesso all’acqua.

Al termine del flash mob l’assessora alla Sostenibilità Ambientale, Pinuccia Montanari, ha rilasciato una dichiarazione ai rappresentanti delle due associazioni organizzatrici dell’azione, assicurando che non ci sarà alcuna chiusura delle storiche fontanelle romane.

Ricordiamo che il piano di razionalizzazione delle risorse idriche presentato dall’ACEA, società partecipata dal Comune che gestisce la distribuzione dell’acqua a Roma, è stato ratificato da un’ordinanza della sindaca Virginia Raggi. Prevede la chiusura di 30 “nasoni” al giorno fino a lasciarne aperti 85 su 2800. Per Terra! si tratta di una misura che non incide sulla siccità in atto, perché lo “spreco” idrico delle fontanelle pubbliche è pari all’1% dell’acqua che ogni secondo giunge in città. Meglio sarebbe intervenire strutturalmente sulle perdite della vecchia rete di tubature che ha dispersioni pari al 40%. Così facendo, si eviterebbe di compromettere l’accesso all’acqua di circa 10 mila persone tra senza fissa dimora, migranti e indigenti, che non hanno altre fonti di approvvigionamento se non il servizio pubblico.

La rassicurazione dell’assessora alla Sostenibilità Ambientale va letta, quindi, come il primo risultato di una azione dal basso per chiedere all’amministrazione di adottare politiche contro gli effetti più drastici del cambiamento climatico che siano improntate alla giustizia sociale. 

Adesso, però, serve un atto ufficiale che certifichi il cambio di rotta.