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Filiera Sporca

Filiera Sporca (33)

La campagna #FilieraSporca – promossa dalle associazioni Terra!Onlus, daSud e terrelibere.org – ha l’obiettivo di ricostruire il percorso dei prodotti agroalimentari dal campo allo scaffale del supermercato.
Il cuore della filiera è un ceto di intermediari che accumula ricchezza, organizza le raccolte usando i caporali, determina il prezzo. Impoverisce i piccoli produttori e acquista i loro terreni. Causa la povertà dei migranti e nega un’accoglienza dignitosa.
Filiera Sporca propone la trasparenza delle filiere agroalimentari, dalla Grande distribuzione organizzata alle multinazionali, attraverso l’introduzione di una etichetta narrante e l’elenco pubblico dei fornitori, perché informazioni chiare permettono ai consumatori di scegliere prodotti slavery free
La campagna e le attività di FilieraSporca sono finanziate da Fondazione Charlemagne, The Nando and Elsa Peretti Foundation e Open Society Foundations.
 

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

Una multinazionale britannica ha concluso contratti di fornitura con l’azienda agricola di Rita De Rubertis a Nardò, dove il 20 luglio 2015 è morto il lavoratore sudanese Abdullah Muhamed. I risvolti della morte del bracciante, che raccoglieva pomodorini senza contratto dopo essere stato reclutato da un caporale, li abbiamo raccontati qui.

Il prodotto era venduto a tre grandi aziende nazionali, tra cui Mutti e Conserve Italia (proprietaria del marchio Cirio), che hanno dichiarato di aver interrotto ogni tipo di relazione commerciale con la ditta a partire dal 2015. Nel 2016, invece, a rivolgersi a De Rubertis per comprare la materia prima è stata la Princes industrie alimentari, filiale del Princes food and drink group.

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

Era il suo primo giorno di lavoro. Arrivato in Salento da nemmeno un giorno, dopo un lungo viaggio in autobus dalla Sicilia, Abdullah Muhamed aveva cominciato alle dieci del mattino: nessuna visita medica, nessun contratto, solo un accordo verbale con un altro sudanese, Mohamed Elsalih detto Sale, che lo aveva reclutato per raccogliere pomodorini su quel campo di Nardò. La paga era stabilita a cottimo: sette euro per ogni cassone da tre quintali che sarebbe riuscito a riempire. L’uomo si era chinato sul terreno e non aveva mai smesso, nonostante il caldo sempre più aggressivo e l’umidità così densa da togliere il fiato. Si era fermato un solo momento verso mezzogiorno, quando la moglie Marie lo aveva chiamato al telefono. “Tutto bene, ci sentiamo quando finisco”, le aveva detto con tono rassicurante. Poche ore dopo si è accasciato a terra. Abdullah Muhamed è morto il 20 luglio 2015, in una delle estati più torride degli ultimi anni.

Una grande inchiesta può scuotere i palazzi, ma spesso resta lettera morta. Per ottenere il cambiamento, al lavoro di denuncia occorre accostare proposte di attivazione e pressione politica.

Nelle nostre ultime indagini sulla filiera del pomodoro e sul sistema della Grande Distribuzione Organizzata, abbiamo sempre operato in parallelo su questi due piani: quello dell’inchiesta giornalistica e quello della campagna di pressione, che utilizza l’elemento di denuncia per proporre soluzioni. Convinti che questo approccio sia efficace, pensiamo sia venuto il momento di condividerlo. Da qui nasce il nuovo corso di Impact Journalism, dal 10 al 12 novembre a Trento, organizzato da Terra!, Tutti nello stesso piatto - Festival internazionale di cinema cibo e videodiversità, Non profit network - Cvs Trentino e InternazionaleUna tre giorni che si propone di fornire per la prima volta a 15 partecipanti gli strumenti per costruire un’inchiesta giornalistica sul tema delle filiere alimentari. I docenti esamineranno alcuni casi studio di inchieste che hanno condotto, rivelando le difficoltà riscontrate, i metodi di indagine, i rapporti con le fonti. 

Grazie alla pressione continua della campagna #ASTEnetevi promossa da Terra!, Flai-CGIL, daSud e dalla campagna #FilieraSporca, una parte importante della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si impegnerà ad abbandonare la controversa pratica delle aste on line al doppio ribasso sui prodotti alimentari. Durante una conferenza stampa al Ministero delle Politiche Agricole, Agroalimentari e Forestali, oggi è stato approvato un protocollo di intesa tra il Ministero, Federdistribuzione e Conad che spinge gli aderenti a rispettare alcuni capisaldi della battaglia portata avanti in questi anni dalle associazioni e dai sindacati.

Si avvicina una nuova stagione di raccolta del pomodoro, e ancora una volta gli spettri del caporalato e dello sfruttamento aleggiano sui campi di tutta Italia. Con l’ultimo rapporto #FilieraSporca e la campagna #ASTEnetevi, abbiamo mostrato che queste minacce vengono da lontano, a partire dai primi anelli della filiera produttiva. Svelando il sistema delle aste on line al doppio ribasso della grande distribuzione, abbiamo fatto un passo avanti importante. Abbiamo individuato uno dei meccanismi che contribuiscono in maniera determinante a comprimere i prezzi di produzione, scaricando gli effetti negativi sugli agricoltori e sui braccianti. 

Tantissime persone hanno firmato la nostra lettera rivolta al Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, e ai gruppi della grande distribuzione (bit.ly/ASTEnetevi_firma). Ora pensiamo sia venuto il momento di rilanciare la mobilitazione con un tweetstorm il 17 maggio alle 12.

#FILIERASPORCA E LA FLAI CGIL LANCIANO OGGI LA CAMPAGNA #ASTEnetevi PER L’ABOLIZIONE DELLE ASTE AL DOPPIO RIBASSO E DEL SOTTOCOSTO NEI SUPERMERCATI

 “Chiediamo al Ministro Martina e alla GDO di mettere al bando le aste al doppio ribasso e fermare il fenomeno del sottocosto che distrugge l’agricoltura e i diritti dei lavoratori”

 

Comunicato stampa
Roma, 24 marzo 2017

La Campagna FilieraSporca - promossa dalle associazioni Terra! e daSud - insieme a Flai Cgil lanciano oggi la Campagna #ASTEnetevi per l’abolizione delle Aste al doppio ribasso (aste elettroniche inverse) e della vendita a sottocosto dei prodotti alimentari.

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

“Vedete, è come giocare alla slot machine”. Seduto di fronte al suo computer, Francesco Franzese digita freneticamente sui tasti simulando il gioco al quale si è trovato suo malgrado a partecipare in un giorno non troppo lontano. Questo manager di 37 anni, amministratore delegato del gruppo che produce i pelati e la passata La Fiammante, ha il dente avvelenato contro una prassi che si sta sempre più affermando tra gli operatori della grande distribuzione organizzata (gdo): quella delle aste online al doppio ribasso.

“Funziona così: ti arriva una email in cui ti si chiede a quale prezzo sei disposto a vendere una partita di un tuo prodotto, per esempio un milione di scatole di passata. Tu fai un’offerta. Il committente raccoglie le offerte e poi convoca un nuovo tender. L’offerta più bassa diventa la base d’asta”. Nella sua fabbrica di Buccino, in provincia di Salerno, dove produce pelati, passate e peperoni arrosto, Franzese non risparmia i dettagli di quella che definisce “la pratica più scorretta in assoluto della grande distribuzione”.

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

“Sei un pragmatico o un cacciatore?”. La domanda riecheggia per la sala conferenze. La grande stanza immersa nella luce artificiale del neon è affollata, quasi tutti uomini, età media sui 40. Il relatore ha un microfono in mano e un telecomando con cui fa scorrere infografiche e dati su una lavagna luminosa. Il pubblico guarda le slide e ascolta rapito.

Non siamo a una seduta collettiva di life-coaching guidata da qualche guru di nuova tendenza, ma a Marca, la grande fiera dei prodotti a marchio della grande distribuzione organizzata (gdo) che si tiene ogni anno a Bologna, nel cuore dell’imponente e labirintico spazio fieristico. L’uomo in piedi accanto allo schermo sta presentando una ricerca condotta dall’istituto Gfk per conto dell’Associazione della distribuzione moderna (Adm) sui “nuovi processi d’acquisto”. Sono indicate le varie tipologie di clienti dei supermercati.

Lunedì, 27 Febbraio 2017 00:00

Chi paga il prezzo del sottocosto?

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

La scritta campeggia ben visibile all’entrata del supermercato: “Sottocosto”. Bottiglie di passata di pomodoro vendute a 0,49 euro, pacchi di pasta a 0,39, confezioni di tonno da quattro scatolette a 1,99 euro. Il locale è un supermercato di una grande catena, in una zona semi-centrale di Roma. Ma la stessa promozione si può vedere nei suoi innumerevoli punti vendita. Simile a molte altre che si possono trovare in locali gestiti da aziende concorrenti in tutta Italia.

Le catene della grande distribuzione organizzata (gdo) fanno sempre più dell’abbassamento dei prezzi al consumatore il principale elemento della propria strategia di marketing. “Qualità e convenienza”, recita lo slogan di Coop, primo gruppo in Italia. “Bassi e fissi”, risponde Conad, seconda azienda per fatturato nel paese. Carrefour ribatte con la promozione “sotto e freschi” su carni e pesci. Il basso prezzo è il grande imperativo categorico; il sottocosto l’ultima frontiera del marketing.

Abbagliato dal risparmio, il cliente non s’interroga su come sia possibile acquistare qualcosa a un prezzo indicato come inferiore al costo di produzione. E così le promozioni impazzano: secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Iri, oggi “32 euro di spesa su 100 vengono effettuati in presenza di un’offerta”.

E' stata accolta con grande interesse da parte di istituzioni e realtà del settore l'uscita del terzo rapporto della campagna #FilieraSporca “Spolpati. La crisi dell’industria del pomodoro tra sfruttamento e insostenibilità”.

Di rilevante importanza è stato l'incontro avvenuto venerdì 18 novembre tra il direttore di Terra! e coautore del rapporto, Fabio Ciconte, e il giornalista e coautore del rapporto, Stefano Liberti, con il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina, cui sono state rivolte direttamente le raccomandazioni a nome della campagna #FilieraSporca.

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