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Filiera Sporca

Filiera Sporca (30)

La campagna #FilieraSporca – promossa dalle associazioni Terra!Onlus, daSud e terrelibere.org – ha l’obiettivo di ricostruire il percorso dei prodotti agroalimentari dal campo allo scaffale del supermercato.
Il cuore della filiera è un ceto di intermediari che accumula ricchezza, organizza le raccolte usando i caporali, determina il prezzo. Impoverisce i piccoli produttori e acquista i loro terreni. Causa la povertà dei migranti e nega un’accoglienza dignitosa.
Filiera Sporca propone la trasparenza delle filiere agroalimentari, dalla Grande distribuzione organizzata alle multinazionali, attraverso l’introduzione di una etichetta narrante e l’elenco pubblico dei fornitori, perché informazioni chiare permettono ai consumatori di scegliere prodotti slavery free.

#FILIERASPORCA E LA FLAI CGIL LANCIANO OGGI LA CAMPAGNA #ASTEnetevi PER L’ABOLIZIONE DELLE ASTE AL DOPPIO RIBASSO E DEL SOTTOCOSTO NEI SUPERMERCATI

 “Chiediamo al Ministro Martina e alla GDO di mettere al bando le aste al doppio ribasso e fermare il fenomeno del sottocosto che distrugge l’agricoltura e i diritti dei lavoratori”

 

Comunicato stampa
Roma, 24 marzo 2017

La Campagna FilieraSporca - promossa dalle associazioni Terra! e daSud - insieme a Flai Cgil lanciano oggi la Campagna #ASTEnetevi per l’abolizione delle Aste al doppio ribasso (aste elettroniche inverse) e della vendita a sottocosto dei prodotti alimentari.

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

“Vedete, è come giocare alla slot machine”. Seduto di fronte al suo computer, Francesco Franzese digita freneticamente sui tasti simulando il gioco al quale si è trovato suo malgrado a partecipare in un giorno non troppo lontano. Questo manager di 37 anni, amministratore delegato del gruppo che produce i pelati e la passata La Fiammante, ha il dente avvelenato contro una prassi che si sta sempre più affermando tra gli operatori della grande distribuzione organizzata (gdo): quella delle aste online al doppio ribasso.

“Funziona così: ti arriva una email in cui ti si chiede a quale prezzo sei disposto a vendere una partita di un tuo prodotto, per esempio un milione di scatole di passata. Tu fai un’offerta. Il committente raccoglie le offerte e poi convoca un nuovo tender. L’offerta più bassa diventa la base d’asta”. Nella sua fabbrica di Buccino, in provincia di Salerno, dove produce pelati, passate e peperoni arrosto, Franzese non risparmia i dettagli di quella che definisce “la pratica più scorretta in assoluto della grande distribuzione”.

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

“Sei un pragmatico o un cacciatore?”. La domanda riecheggia per la sala conferenze. La grande stanza immersa nella luce artificiale del neon è affollata, quasi tutti uomini, età media sui 40. Il relatore ha un microfono in mano e un telecomando con cui fa scorrere infografiche e dati su una lavagna luminosa. Il pubblico guarda le slide e ascolta rapito.

Non siamo a una seduta collettiva di life-coaching guidata da qualche guru di nuova tendenza, ma a Marca, la grande fiera dei prodotti a marchio della grande distribuzione organizzata (gdo) che si tiene ogni anno a Bologna, nel cuore dell’imponente e labirintico spazio fieristico. L’uomo in piedi accanto allo schermo sta presentando una ricerca condotta dall’istituto Gfk per conto dell’Associazione della distribuzione moderna (Adm) sui “nuovi processi d’acquisto”. Sono indicate le varie tipologie di clienti dei supermercati.

Lunedì, 27 Febbraio 2017 00:00

Chi paga il prezzo del sottocosto?

Di Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale

La scritta campeggia ben visibile all’entrata del supermercato: “Sottocosto”. Bottiglie di passata di pomodoro vendute a 0,49 euro, pacchi di pasta a 0,39, confezioni di tonno da quattro scatolette a 1,99 euro. Il locale è un supermercato di una grande catena, in una zona semi-centrale di Roma. Ma la stessa promozione si può vedere nei suoi innumerevoli punti vendita. Simile a molte altre che si possono trovare in locali gestiti da aziende concorrenti in tutta Italia.

Le catene della grande distribuzione organizzata (gdo) fanno sempre più dell’abbassamento dei prezzi al consumatore il principale elemento della propria strategia di marketing. “Qualità e convenienza”, recita lo slogan di Coop, primo gruppo in Italia. “Bassi e fissi”, risponde Conad, seconda azienda per fatturato nel paese. Carrefour ribatte con la promozione “sotto e freschi” su carni e pesci. Il basso prezzo è il grande imperativo categorico; il sottocosto l’ultima frontiera del marketing.

Abbagliato dal risparmio, il cliente non s’interroga su come sia possibile acquistare qualcosa a un prezzo indicato come inferiore al costo di produzione. E così le promozioni impazzano: secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Iri, oggi “32 euro di spesa su 100 vengono effettuati in presenza di un’offerta”.

Giovedì, 24 Novembre 2016 17:28

Il lato oscuro del cibo

Lunedì 5 dicembre vi aspettiamo presso la sala Camino di Palazzo Ducale - Genova, per l'incontro "Il lato oscuro del cibo​", ore 17:30Una nuova occasione per presentare “Spolpati”, il nuovo rapporto curato da Terra! per la campagna #FilieraSporca​ , che ricostruisce il viaggio dei pomodori in Italia dal campo allo scaffale del supermercato. Un viaggio lungo la filiera che verrà raccontato anche tramite il libro “I signori del cibo” che svela come il cibo che mangiamo sia diventato una merce, scambiata da poche grandi aziende che ne controllano produzione, trasformazione e commercializzazione.

Introduce:

Giorgia Bocca, responsabile formazione Terra!

Intervengono:

Fabio Ciconte, direttore Terra! e portavoce campagna #FilieraSporca
Stefano Liberti, giornalista e autore del libro "I signori del cibo"

E' stata accolta con grande interesse da parte di istituzioni e realtà del settore l'uscita del terzo rapporto della campagna #FilieraSporca “Spolpati. La crisi dell’industria del pomodoro tra sfruttamento e insostenibilità”.

Di rilevante importanza è stato l'incontro avvenuto venerdì 18 novembre tra il direttore di Terra! e coautore del rapporto, Fabio Ciconte, e il giornalista e coautore del rapporto, Stefano Liberti, con il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina, cui sono state rivolte direttamente le raccomandazioni a nome della campagna #FilieraSporca.

Si è da poco conclusa, presso la Camera dei Deputati, la conferenza stampa di presentazione del terzo rapporto della campagna #FilieraSporcaSPOLPATI, la crisi dell’industria del pomodoro tra sfruttamento e insostenibilità”, curato dalla nostra associazione Terra!. Il dossier è il risultato di un lavoro sul campo che ha richiesto 5 mesi di ricerche tra Puglia, Campania ed Emilia, passando per la Cina, con l’obiettivo di ricostruire il sistema di produzione, trasformazione e commercializzazione del pomodoro, uno dei prodotti simbolo del made in Italy. 

Alla conferenza sono intervenuti gli autori del rapporto Fabio Ciconte (direttore di Terra! Onlus  e portavoce della Campagna #FilieraSporca) e Stefano Liberti (giornalista), insieme a Lorenzo Misuraca (associazione daSud) e Celeste Costantino (deputata di Sel-SI).

Da dove proviene il cibo che acquistiamo? Chi lo produce? Cosa si nasconde dietro prezzi invitanti e slogan confortevoli? 

E' quello che abbiamo provato a raccontare, lunedì 14 novembre, al Teatro Ambra alla Garbatella di Roma, con Mercante in Fi(li)era, una serata tra musica e parole nata con l'intento di spiegare l’intreccio tra caporalato, made in Italy, sostenibilità e storie di chi prova a costruire una filiera pulita e trasparente.

La serata è stata anche l’occasione per presentare in anteprima alcuni risultati del nuovo rapporto sulla filiera del pomodoro della campagna Filiera sporca "Spolpati" e proseguire il viaggio de "I Signori del Cibo". 

Editoriale scritto da Fabio Ciconte e Stefano Liberti per Internazionale.

L’approvazione in pochi mesi della legge sul caporalato è senz’altro una buona notizia, risultato dell’azione politica di questo governo e in particolare del ministro dell’agricoltura Maurizio Martina e di quello della giustizia Andrea Orlando. La legge riconosce un fenomeno di dimensioni troppo estese per poter essere ignorato. In particolare, modifica in maniera sostanziale l’articolo 603 bis del codice penale (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) e, oltre a riformulare il reato di caporalato, allarga le maglie della responsabilità al datore di lavoro che “sottopone i lavoratori a condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno”. Come a dire che non deve esserci per forza un “caporale” o un’organizzazione criminale perché un bracciante sia sfruttato. Prevede inoltre la confisca dei beni e l’adozione di misure che preservano l’operatività dell’azienda e, di conseguenza, l’occupazione dei lavoratori.

La Camera dei Deputati ha appena approvato il Ddl Martina-Orlando sul caporalato e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura. Il testo raccoglie alcune importanti raccomandazioni promosse dalla società civile e dalla campagna #FilieraSporca negli ultimi anni, tra cui la responsabilità in solido per le aziende. La nuova legge modifica infatti l’articolo 603bis del codice penale, allargando la responsabilità anche al datore di lavoro che utilizza nei campi lavoratori «in condizioni di grave sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno». In tal modo, la figura del caporale cessa di essere l’unico bersaglio dell’azione penale, finalmente estesa anche agli imprenditori che ne traggono diretto vantaggio.

Il Ddl prevede anche la confisca dei beni e misure di sostegno all’operatività dell’azienda e quindi per la salvaguardia degli occupati.

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