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Mercoledì, 18 Luglio 2018 10:30

Bloccare CETA e JEFTA per un commercio più giusto

Mentre a Tokyo le istituzioni europee firmavano il JEFTA, trattato di liberalizzazione commerciale tra Ue e Giappone, ieri numerose organizzazioni della società civile hanno incontrato alcuni Parlamentari alla Camera dei Deputati. Durante l'incontro, Terra!, Coldiretti, CGIL, Slow Food, Greenpeace e la Campagna Stop TTIP Italia hanno chiesto un impegno a bocciare gli accordi di libero scambio negoziati senza trasparenza e coinvolgimento pubblico.

In questi anni, infatti, abbiamo seguito l'evolversi delle trattative fra Unione Europea e altri Paesi sul commercio, criticandone la segretezza ed evidenziandone i rischi per l'agricoltura di qualità, le piccole imprese, i servizi pubblici e il mercato del lavoro. A fronte di benefici economici tutti da dimostrare, i numerosi negoziati bilaterali in corso pongono le basi per un drastico cambiamento delle regole che tutelano i prodotti tipici, l'ambiente e i diritti dei lavoratori.

Come i più noti TTIP e CETA, l'accordo UE-Giappone (JEFTA) indebolisce il principio di precauzione, riduce di controlli alle frontiere ed espone il nostro Paese al pericolo di importare organismi geneticamente modificati e legname da deforestazione illegale. Anche la tracciabilità del cibo potrebbe subire un duro colpo, poiché il trattato prevede che l'origine di un prodotto verrà stabilita valutando il Paese di "ultima trasformazione sostanziale". In questo modo, la provenienza della materia prima diventa impossibile da verificare, e ai consumatori giungeranno minori informazioni per operare una scelta etica.

Eppure, nonostante i rischi descritti e le tante altre preoccupazioni che si possono ritrovare in questo dossier, il governo italiano - che pure si è detto contrario a TTIP e CETA - ha dato il suo via libera all'approvazione del JEFTA. Un gesto che abbiamo ritenuto incoerente, e che ora sposta tutto il peso della decisione finale sul Parlamento Europeo, che sarà chiamato nei prossimi mesi a ratificare il trattato. A tutti i nostri rappresentanti che siedono a Strasburgo, dunque, chiediamo fin d'ora di bocciare l'accordo e riaprire così un dibattito sul commercio globale nel nostro continente. Vogliamo un commercio più vicino alle esigenze dell'agricoltura di piccola scala, dell'ambiente, rispettoso delle convenzioni internazionali sul lavoro e vincolato al principio di precauzione. Il Parlamento italiano, dal canto suo, può giocare ancora un ruolo chiave in questa partita, rispettando gli impegni presi in campagna elettorale dalla grande maggioranza dei candidati e degli eletti. La promessa di votare NO alla ratifica dell'accordo Ue-Canada (CETA) deve essere tradotta in realtà: per questo durante l'incontro di ieri con i Parlamentari sensibili al tema, abbiamo chiesto di avviare i lavori per portare questo trattato al vaglio di Camera e Senato, respingerlo e costringere così Bruxelles a rivedere l'intera agenda commerciale.