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L'energia nucleare non ha futuro. Il nucleare è una teclologia costosa, inefficiente, pericolosa e senza futuro. E' un investimento a perdere.
Ecco 10 buoni motivi per dire no al nucleare, e sì alle energie rinnovabili.
Il nucleare produce rifiuti radioattivi. Per millenni Le piramidi hanno 4.000 anni di storia. Le scorie nucleari richiederanno cure per 240 millenni.
 Gli effetti della radioattività sono ben dimostrati dalla morte dell'ex funzionario del KGB Alexander Litvinenko, avvelenato da una piccola dose di polonio, che l'ha ucciso nel giro di pochi giorni. Le radiazioni nucleari sono una conseguenza nuclei atomici instabili (nuclidi) che emettono particelle subatomiche per raggiungere uno stato di stabilità . Il bombardamento di queste particelle, ad alti livelli può causare ustioni, malattie e la morte. Livelli più bassi di radioattività possono provocare mutazioni genetiche, che possono comportare tumori e alterazioni genetiche. Dopo l'incidente di Chernobyl per esempio, molti abitanti si sono ammalati di tumore, e diverse donne hanno partorito bambini deformi. Gli effetti della radioattività possono emergere anche molti anni dopo la contaminazione. L'industria nucleare ritiene che rifiuti nucleari altamente radioattivi possono essere conservati senza creare problemi. Ma molti studi indicano come la radioattività permanga oltre i 240.000 anni. Questo significa che una centrale nucleare costruita oggi impegnerà le prossime generazioni per i prossimi duemila secoli! I bunker proposti per la conservazione delle scorie nucleari non possono essere in grado di durare tanto (le piramidi egizie hanno appena 4.000 anni). Una volta che le scorie sono sepolte nei bunker, non c'è più modo di verificare se vi siano perdite. E le perdite ci saranno, è solo una questione di tempo, perché nessun sistema può durare così a lungo, anche senza contare incidenti, guerre o terrorismo. Questo significa che saranno contaminati i nostri figli o nipoti, e noi saremo responsabili. Anche la conservazione delle scorie in superficie non è sicura. In questo caso è possibile riparare guasti o perdite, stiamo condannando i nostri discendenti a prendersi cura delle nostre scorie per i prossimi 240.000 anni. Le scorie in superficie sono inoltre più vulnerabili a guerre e terrorismo. Uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature nel 2007, dimostra come i materiali impiegati non sono resistenti come si pensava. È il caso dello zirconio, che si riteneva in grado di durare per centinaia di anni, mentre in realtà degrada più rapidamente di quanto si pensasse, soprattutto a contatto con isotopi più longevi, come plutonio, uranio e nettunio. È il caso delle miniere di sale di Asse, in Bassa Sassonia, dove dal 1978 sono conservati 124.000 barili di rifiuti nucleari a media o bassa radioattività (tra cui 24 kg di plutonio). Il progetto iniziale era di seppellire i barili nella miniera di sale per l'eternità . Recenti ricerche hanno dimostrato una perdita di acqua salata nell'ex-miniera (11,5 metri quadrati al giorno, registrati nel novembre 2006), che ha arrugginito i barili. Un'altra ricerca ha dimostrato che la combinazione di ruggine e rifiuti dì radioattivi può dare luogo a un gas infiammabile e esplosivo, che con la forza della pressione può far fuoriuscire il materiale radioattivo, che a sua volta può contaminare la falda acquifera. E sono passati appena quaranta dei 240.000 anni. Nel 1995 il governo tedesco ha tentato di stabilizzare la miniera riempiendola con due milioni e mezzo di metri cubi di sale, con un costo di diverse centinaia di milioni di Euro, a spese dei contribuenti. In Italia ci sono circa 60 mila metri cubi di rifiuti radioattivi (una parte di essi è temporaneamente stoccata all'estero ma dovrà tornare in Italia) e 235 tonnellate di combustibile irraggiato per cui ancora non è stato trovato un sito sicuro. Uno dei più grandi depositi di "scorie liquide" (liquidi irraggiati) si trova a Salluggia, non lontano dall'ex centrale di Trino Vercellese, nel mezzo di una piana alluvionale. Nel 2000 il Po e la Dora Baltea hanno straripato dagli argini, hanno inondato tutta la piana circostante, e con essa i capannoni di Salluggia dove sono conservate le scorie, col rischio di contaminazione delle falde acquifere del più grande acquedotto del Piemonte. Secondo quanto dichiarato da Giuseppe Zampini, amministratore di Ansaldo Energia (che controlla Ansaldo nucleare), le scorie “sono il problema, uno dei punti su cui siamo caduti, sappiamo gestire le centrali ma in Italia non sappiamo dove mettere le scorieâ€. Fonti: - Ian Farnan, Herman Cho en William J. Weber: Quantification of actinide alpha-radiation damage in minerals and ceramics Nature, January 11, 2007 - Basics of radiation and radiation protection International Atomic Energy Agency and World Health Organization 2005 - Prof. Dr. Rolf Bertram Ein nicht ru_ckholbares atomares Endlager vor unserer Haustu_r - Der Skandal um ASSE, Institut fu_r Forschung und Bildung Göttingen October 2006 - Prof. Dr. Rolf Bertram Wie sicher ist ein Atommu_ll-Endlager in einem Salzstock? - ASSE II säuft ab Institut fu_r Forschung und Bildung, Göttingen November 2006 Il nucleare è costoso Non credere a chi dice che il nucleare costa poco. Costa poco solo perché lo paghi tu.
 Costruire una centrale nucleare costa tanto, tantissimo. In un mercato energetico competitivo il nucleare sarebbe fuori gioco: difficile trovare investitori disposti a immobilizzare capitali a lungo periodo, in progetti soggetti a rischio e alla crescita dei costi. E infatti, negli Stati Uniti, dove il mercato dell'energia è in mano ai privati, non si costruisce una nuova centrale da 30 anni, malgrado i forti incentivi varati dal governo nel 2005. Le cose sono andate diversamente in Canada, dove la centrale nucleare di Darlington, che sarebbe dovuta costare 7 miliardi di dollari, ne costerà 26 (18 miliardi e mezzo di euro), e il governo dell'Ontario ci ha dovuto ripensare: niente più centrale. Anche in Europa, le banche si stanno progressivamente ritirando dagli investimenti sul nucleare, e i governi devono tappare i buchi con denaro pubblico. La centrale finlandese di Olkiluoto, la più grande del mondo e gioiello della terza generazione, doveva essere completata nel 2005, e oggi non è ancora pronta. Intanto ben 2.100 irregolarità sono emerse durante i lavori, mentre i costi sono raddoppiati. I lavori della discussa centrale nucleare di Belene, in Bulgaria, sono iniziati negli anni ottanta e si sono interrotti nel decennio successivo per problemi di sicurezza, sono quindi ripartiti nel 2003 e ora il governo bulgaro ha gettato la spugna. Infatti l'impianto nucleare di Belene costa più dl previsto. E la Compagnia elettrica nazionale bulgara, la Nek, dovrà rinegoziare le condizioni del prestito ottenuto per la costruzione della nuova centrale nucleare di Belene, o restituire a Bnp Paribas l'intero ammontare di 250 milioni di euro. E in Italia? L'Enel stima di investire fra i tre e i 3,3 miliardi di euro per costruire una centrale di nucleare da 1.700-1.800 MW. Ma la centrale canadese di Darlington, meno potente (1.200 MW) ne sarebbe costati 18. Nelle stime dell'agenzia di rating Moody's, la cifra ipotizzata per la costruzione delle centrali è da 2 a 3 volte superiore, e si specifica che i valori sono indicativi e che porrebbero crescere in virtù del regime dei prezzi dei materiali e di altri fattori. L'Enel ha annunciato che l'elettricità prodotta col nucleare costerà 3 centesimi al KWh. Già , ma questa stima non comprende i costi di costruzione delle centrali, né la progressiva crescita del costo dell'uranio, che si fa sempre più raro. Secondo una stima più realistica, il costo sarà attorno ai 10 centesimi al KWh. Ma c'è chi sostiene che i costi sfioreranno i 30 centesimi, dieci volte di più di quanto annunciato dall'Enel. Secondo i Ricercatori del Keystone Center, il costo sarà ancora più alto. Un'inchiesta ralizzata su 27 società del settore nucleare nel mondo, nel giugno del 2007, ha concluso che il costo di costruzione dei nuovi reattori potrebbe essere compreso tra i 3.600 ed i 4.000 dollari per kW installato - includendo gli interessi sui capitali investiti. Il costo dell'elettricità prodotta sarebbe altissimo Hanno calcolato anche che le spese operative delle centrali sarebbero estremamente elevate: 30 cent per kWh per i primi tredici anni, cioè fino a quando gli investimenti siano ammortizzati, poi 18 cent per il resto della vita della centrale - a fronte di un il prezzo medio del kWh residenziale è stato di 10 cent negli Stati Uniti. Simili risultati sono stati raggiunti da uno studio dell'impresa energetica statunitense Florida Power & Light. Nonostante siano oltre 50 anni venga definita la tecnologia del futuro, il nucleare si regge solo grazie ai sussidi pubblici. Ai costi delle centrali vanno aggiunti i costi per lo smantellamento degli impianti. In Italia li gstisce la Sogin, società finanziata dai cittadini italiani con 150 milioni di euro l'anno, prelevati direttamente dalla bolletta elettrica sotto la voce A2. Fonti: - STUK Nuclear Reactor Regulation Investigation report 1/06 Management of safety requirements in subcontracting during the Olkiluoto 3 nuclear power plant construction phase July 2006 - Tekniikka & Talous - Magazin Olkiluoto paisui painajaiseks February 8, 2007 - The Keystone Center, Nuclear Power Joint Fact-Finding, Washington, 2007, http://www.ne.doe.gov/pdfFiles/rpt_KeystoneReportNuclearPowerJointFactFinding_2007.pdf - Steve Thomas The economics of nuclear power: analysis of recent studies Public Services International Research Unit (PSIRU) July 2005 - Lauri Myllyvirta Olkiluoto - Scandal After Scandal January 25, 2007 <www.olkiluoto.info> - UK nuclear build faces uncertain economics Platts, Power in Europe, February 13, 2007 Il nucleare non ha futuro Il petrolio sta finendo. Anche l'uranio. Perché buttarsi in un vicolo cieco?
 Per produrre energia nucleare serve l'uranio. E anche l'uranio è un materiale in esaurimento: si calcola che, se usato al tasso attuale, sarà esaurito entro pochi decenni (40 anni, 80 per i più ottimisti). I giacimenti sfruttabili a prezzi contenuti sono già tutti operativi. Secondo i calcoli della Exxon Mobil, la maggiore compagnia petrolifera, i giacimenti petroliferi sono sufficienti, ai ritmi attuali, per la fornitura di petrolio fino al 2050. Secondo gli studi della BP Amoco, la seconda compagnia petrolifera, i giacimenti accertati sono, sempre ai ritmi di consumo attuali, sufficienti fino al 2044. Più ottimista un rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), e dell'agenzia dell'OCSE per l'energia nucleare (AEN) e pubblicato nel 1999, che stima che la quantità di uranio disponibile sul pianeta ammonti a 4 milioni di tonnellate. L'esaurimento è già un fatto: nel 2005 le centrali nucleari hanno consumato 70.000 tonnellate di uranio, più di una volta e mezza dell'intera produzione annuale. Le restanti 30.000 tonnellate sono state reperite impiegando l'uranio impoverito, unendolo all'uranio arricchito proveniente dallo smantellamento degli arsenali nucleari, ma entro pochi anni queste riserve saranno esaurite. La scelta del nucleare comporta sempre più dipendenza dai paesi produttori di uranio. Come strategia per assicurarsi l'indipendenza energetica, il nucleare è un fallimento. Fonti: - Massachusetts Institute of Technology, The Future of Nuclear Power, USA 2003 - Jan Willem Storm van Leeuwen Energy from uranium Ceedata Consulting 2006 - Sources et Rivières du Limousin, http://www.srl.site.voila.fr - Nuclear energy, a dead end - WISE/NIRS Nuclear Monitor n. 537, novembre 2000 - World Nuclear Association, Waste Management in Nuclear fuel cycle: http://www.world-nuclear.org/info/inf04.html Aspettando la quarta generazione La quarta generazione è ancora lontana: tutti ne parlano, nessuno la vede. Intanto, investire sulle centrali attuali (di terza generazione) non avvicina di
un passo all'eventuale sviluppo di centrali di quarta generazione, dato
che sono di tecnologie completamente diverse. Serve solo a buttare
soldi, e secondo diversi scienziati, ad aumentare i rischi. La soluzione sbandierata dall'industria nucleare, con le centrali di quarta generazione, detti autofertilizzanti, poiché rendono un elemento fertile come U-238 in fissile, come il Pu-239. Per questo motivo questi reattori, detti fast breeder reactor, generano più materiale fissile di quello presente nel combustibile nucleare, e producono una minore quantità di scorie. Ma questi impianti non possono essere impiegati, poiché richiedono l'uso del sodio come fluido di raffreddamento, che può esplodere o incendiarsi se entra in contatto con acqua o con aria. Il sodio è inoltre particolarmente corrosivo, e ha causato diversi incidenti nella centrale francese Superphénix. I miliardi investiti negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e in Russia nella ricerca delle centrali di quarta generazione, non hanno dato risultati, e non è previsto che questa tecnologia possa essere operativa prima dei prossimi trent'anni. Fonti: http://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/P1360_ICRR_2007_CD/Papers/J.%20Guidez.pdf Incidenti Gli incidenti nucleari non sono un ricordo del passato. Le nuove centrali hanno sistemi di sicurezza più efficaci, ma la tecnologia del reattore è la stessa. Solo che produce più radioattività , e quindi è perfino più pericolosa.
 Gli incidenti nucleari non capitano solo ai vecchi impianti come quello di Chernobyl (che nel 1986 ha diffuso una nube radioattiva su mezza Europa). Gli incidenti sono ancora una realtà delle centrali nucleari. Sono stati causati da motivi diversi: errori di design, allentamento nelle procedure di sicurezza, sottovalutazione del funzionamento in condizioni di stress, eccessiva fiducia in fragili sistemi elettronici. Solo una serie di casi fortunati ha impedito che questi incidenti si trasformassero in gravi disastri. La pressione del mercato dell'energia ha aggiunto ulteriore pressione sulle misure di sicurezza. Incidenti nucleari: eventi difficili da evitare Gli incidenti vengono divisi in sette categorie di pericolosità , secondo la scala INES (International Nuclear Event Scale) dell'Agenzia Atomica Internazionale (IAEA). Negli ultimi venti anni si sono verificati numerosi incidenti di livello 3 o 4, ossia incidenti di grave entità . È il caso della centrale di Paks, in Ungheria. Progettata in Russia (VVER 440-213) nel 2003. Durante i lavori di manutenzione da parte del consorzio franco-tedesco di Areva e Siemens (Framatome ANP, lo stesso che sta costruendo la centrale di Olkiluoto in Finlandia) si è verificata una fuga di gas radioattivo, forse per la fretta di iniziare i lavori senza aspettare il completo raffreddamento dell'impianto. L'acqua di raffreddamento era completamente evaporata, e il vapore a 1.2000 gradi ha spaccato la parete di contenimento, quando nel tentativo di raffreddarlo è stata iniettata acqua fredda. Il gas radioattivo è ha invaso la sala di controllo del reattore, mentre gli operatori si davano alla fuga in preda al panico. Secondo gli stessi tecnici, per un soffio non si è avviata la reazione a catena, una limitata ma incontrollabile esplosione. Il gas radioattivo è stato rilasciato in atmosfera, per consentire l'accesso alla sala di controllo. L'incidente era stato catalogato di livello 2 (incidente) per evitare reazioni pubbliche, mentre si è poi rivelato essere di livello 3 (incidente grave). Nel 2005 è stata individuata una perdita nell'impianto di riprocessamento THORP di Sellafield, nel Regno Unito. Un guasto in un tubo che portava ano dei due bacini di contenimento: tra il luglio 2004 e l'aprile 200583 metri cubi di combustibile nucleare e acido nitrico, tra cui 160 chili di plutonio, sono filtrati nel suolo. L'impianto THORP è stato commissionato nel 1994, con la previsione di 25 anni di attività , e riprocessa scorie provenienti da Italia, Giappone, Germania, Svizzera, Svezia e Olanda. Ma nell'aprile 2005 era riuscito a riprocessare appena 5.729 tonnellate delle 7.000 che avrebbe dovuto completare entro il 2004. Il danno è stato ovviato spostando il flusso verso il secondo bacino di contenimento, ma qui è impossibile eseguire controlli, a causa degli alti livelli di radioattività , ed è impossibile assicurare un ragionevole livello di sicurezza. Nel luglio 2006 è toccato all'impianto svedese Forsmark-1. Prima della privatizzazione, gli impianti venivano spenti prima di eseguire lavori di manutenzione. Ma questo avrebbe significato una grave perdita per la compagnia elettrica, e i lavori sono stati eseguiti a reattore operativo. Un corto circuito ha portato al blackout la sala di controllo del reattore. Il sistema automatico di ripristino non ha funzionato, poiché era connesso alla linea andata in blackout. Per 23 nessuno degli operatori nella sala di controllo del reattore nucleare era in grado di dire cosa stessa accadendo nel reattore. Alla fine un ingegnere dell'impianto gemello è riuscito ad attivare un gruppo elettrogeno alimentato a benzina. Per un soffio: secondo il responsabile della sicurezza, era stata sfiorata la fusione del reattore. Malgrado ciò l'incidente è stato catalogato come di livello 2 (incidente semplice). Ma nessuno può dire quanto vicino il reattore di Forsmark sia arrivato alla fusione e all'esplosione del reattore, come verificatosi a Chernobyl. Ma tutti concordano che fosse troppo vicino. Fonti: - Charley Hultén Interview with Lars-Olov Höglund WISE/NIRS Nuclear Monitor n. 649, 6 settembre 2006 - Meßstelle für Arbeits- und Umweltschutz (MAUS e.V.) Der Störfall ist Normalfall! 30 agosto 2006 - CORE, http://www.corecumbria.co.uk - WISE/NIRS Nuclear Monitors http://www.antenna.nl/wise Gli impianti atomici di terza generazione sono sicuri? I reattori nucleari di terza generazione, sviluppati negli anni '90, sono basati sulla stessa tecnologia di quelli di seconda generazione, sviluppata negli anni 1960-70: la fisica del reattore è la stessa, anche sono stati migliorati i dispositivi tecnologici di complementari. Ma...
 I sistemi di sicurezza nelle centrali di terza generazione sono di due tipi: ridondanti o di tipo passivo. I reattori di tipo EPR (European Pressurized Reactor), progettate dalla francese Areva, sono di tipo ridondante, ossia moltiplicano i sistemi di sicurezza, dalle pompe di raffreddamento in giù. In questo modo, in caso di guasti, vi saranno altri impianti gemelli in grado di sostituirli. I sistemi passivi (come l'AP 1000 -Advanced Passive- della Werstinghouse) fanno affidamento sulla circolazione naturale, sulla gravità , sull'espansione dei gas compressi. In pratica, fanno in modo che il reattore sia in grado di arrestarsi automaticamente e refrigerarsi in caso di guasto, anche senza la presenza di operatori o di una rete elettrica funzionante. Le procedure di reazione in caso di incidente sono più avanzate, ma questo non esclude la possibilità di incidenti. E se aumentassero i rischi?Gli impianti di tipo EPR sono quelli che saranno realizzati dal consorzio Areva-Enel in Italia. Questi impianti, anche se dispongono di misure di sicurezza più avanzate, producono una contaminazione di Bromo, Rubidio, Iodio e Cesio radioattivi quattro volte superiori, e quindi molto più letali in caso di incidente. Secondo le stime indipendenti della Posiva Oy (incaricata dello smaltimento delle scorie nucleari finlandesi) le emissioni di Iodio 129 di una centrale di tipo EPR, sono sette volte superiori a quelle di un reattore normale. Secondo stime dell'ente svizzero per la gestione delle scorie (Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste) il Cesio 135 e 137 prodotti sarebbero undici volte maggiori rispetto alle centrali di tipo convenzionale. La stessa Areva, che progetta le centrali EPR, ha ammesso un aumento della radioattività delle scorie. La stessa Areva, che progetta le centrali EPR, ha ammesso un aumento della radioattività delle scorie. Fonti: - The Independent, http://www.independent.co.uk/environment/green-living/newnuclear-plants-will-produce-far-more-radiation-1604051.html Energia nucleare vuol dire armi nucleari L'energia nucleare è un sottoprodotto della corsa alle armi atomiche. È economicamente conveniente come indotto della produzione di ordigni atomici. O per crearne di nuovi.
 L'Italia non ha armi nucleari, per fortuna. Non grandi investimenti nella produzione di ordigni atomici da riciclare e far fruttare nella produzione di energia elettrica. Dal punto di vista economico questo è uno svantaggio. Dal punto di vista della sicurezza ci sono molti più motivi di preoccupazione. Infatti lo sviluppo dell'energia atomica aumenta il rischio di proliferazione nucleare. Arricchimento e riprocessamento: dove si incontrano nucleare civile e militare L'arricchimento dell'uranio, così come il riprocessamento delle scorie, possono produrre sia combustibile per le centrali nucleari, che la materia prima per la fabbricazione di ordigni atomici. È questa l'origine del conflitto sul programma nucleare dell'Iran. Impianti per l'arricchimento dell'uranio si trovano già in Brasile, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Russia e Stati Uniti. Ancor più delicata è la gestione degli impianti di riprocessamento delle scorie, durante la quale è relativamente più facile prelevare materiale utilizzabile per la costruzione di ordigni nucleari. Le agenzie di controllo sul nucleare assicurano che il riprocessamento è sicuro al 99 per cento, ma questo significa, anche in caso di valutazione ottimistica, il rischio calcolato sull'1 per cento del plutonio. Nell'impianto di riprocessamento britannico THORP di Sellafield, nel 1999 si è registrato un ammanco di 24,9 chili di plutonio. Secondo il management dell'impianto, non c'era ragione di preoccuparsi, secondo stime indipendenti con quella quantità era possibile costruire diversi ordigni. Qualsiasi centrale nucleare produce plutonio. Bastano sei chili di plutonio per costruire un'atomica. Il database sul traffico atomico dell'agenzia atomica internazionale IAEA (Illicit Trafficking Database) riporta 85 incidenti con perdita di materiale radioattivo solo per il 2006. Nel 75 per cento dei casi il materiale rubato o perduto non ha più fatto ritorno. Fonti: - Dr. Frank Barnaby Security and nuclear power Oxford Research Group 2005 - Dr. Frank Barnaby Iran's nuclear activities Oxford Research Group 2006 - Mohamed ElBaradei Nuclear Non-Proliferation: Responding to a Changing Landscape IAEA, May 18, 2006 - Preliminary 2006 Report from IAEA Illicit Trafficking Database, 1 febbraio 2007 Il nucleare emette CO2 Il nucleare aiuta a stabilizzare il clima? Non più delle energie rinnovabili. Ma con costi e rischi senza paragone.
 Il nucleare viene presentato come un'alternativa alle fonti energetiche fossili, che emettono CO2. In effetti una centrale nucleare non emette direttamente CO2. Ma se si considera sistema energetico basato sul nucleare, dalle miniere all'arricchimento dell'uranio, alla costruzione delle centrali, al riprocessamento, allora le cose cambiano radicalmente. Secondo diverse analisi scientifiche sul ciclo di vita dell'energia nucleare, le emissioni di CO2 risultano essere tra i 30 e i 40 grammi per kWh prodotta, in alcuni casi fino a 120 grammi, nel caso in cui le scorte saranno ridotte, e sarà necessario impiagare minerale con minore concentrazione di uranio, cosa che molto probabilmente sarà attualità verso la fine del prossimo decennio. Dopo il 2070 l'uranio sarà talmente raro che gli scienziati prevedono che il sistema nucleare consumerà più energia di quanta sia in grado di produrne. Inoltre le centrali nucleari non meno efficienti di quanto si pensi. Il calore generato nella produzione di energia viene disperso e non è utilizzabile. Lo strumento più sbagliato per proteggere il clima
Immaginiamo di costruire una nuova centrale nucleare per ridurre le emissioni di CO2. Attualmente nel mondo ci sono 435 centrali, che producono il 16 per cento dell'energia elettrica. Ma molti di essi arriveranno a fine ciclo entro i prossimi vent'anni. Il tempo di riposo di una centrale a fine ciclo è di 22 anni, ma anche ipotizzando 40 anni di vita, sarebbe necessario costruire 80 nuove centrali entro il decennio, e 200 entro il 2025, solo per mantenere gli stessi livelli di energia elettrica. La costruzione di una nuova centrale dura normalmente dieci anni, e la centrale resta operativa per 40-60 anni. Se anche si dovessero costruire 280 nuove centrali nucleari entro il prossimi 25 anni, non avremmo sostituito una sola centrale a carbonio! In compenso avremo speso cifre pazzesche, e creato seri problemi ambientali per i prossimi 240 millenni. E allora, perché non investire nelle energie rinnovabili? Fonti: - Jan Willem Storm van Leeuwen Energy security and uranium reserves Oxford Research Group, 2006 - Jan Willem Storm van Leeuwen Nuclear power: energy security and global warming - A physical view Ceedata Consultancy, 2005 - Uwe R. Fritsche, Sui-San Lim Comparison of greenhouse-gas emmissions and abatement cost of nuclear and alternative energy options from a life-cycle perspective (updated version) _ko-Institute, 2006 - Atomkraft: Ein teurer Irrweg. Die Mythen der Atomwirtschaft Bundesministerium fur Umwelt, Naturschutz und Reaktorsicherheit (BMU) marzo 2006 Il nucleare è stupido Il nucleare è rigido e aumenta il rischio di blackout.
 Il nucleare è legato a una concezione energetica del secolo scorso: grandi centrali, concentrate nello stesso luogo, e distribuite da una rete elettrica a senso unico. Oggi le reti elettriche spostano energia in entrambi i sensi, bilanciano i picchi di consumo e di produzione, e anche la produzione di energia può essere diffusa nel territorio. Energie rinnovabili come l'eolico e il solare si adattano a questo approccio modulare. Il nucleare invece, aumentando la concentrazione, mette a rischio l'intero sistema. Un blocco anche temporaneo a un'unica grande centrale rischia di far cadere tutta la rete, come si è verificato in Italia nel settembre 2003, quando un fulmine ha abbattuto un traliccio della dorsale proveniente dalla Svizzera. Un temporaneo blocco di uno o più impianti eolici non porta alcun sovraccarico alla rete, perché si tratta di impianti numerosi ma di minori dimensioni. Inquinamento Le miniere di uranio sono l'inferno nascosto delle centrali nucleari.
 L'uranio contenuto nel minerale spesso non supera lo 0,1-0,2 per cento. La grande quantità di scarti prodotti però non è esente da contaminazione, così come non lo sono le acque impiegate durante la lavorazione. Nel dicembre 2006, a tubo per il trasporto di rifiuti radioattivi si è guastato presso il villaggio Jadugoda, in India, contaminando il torrente. I fanghi tossici si sono riversati nel torrente per nove ore prima il flusso dei rifiuti radioattivi fosse stato interrotto. Simili incidenti hanno dimostrato che la contaminazione mostra i suoi effetti anche a chilometri a valle, lungo i corsi d'acqua. Il responsabile, l'impresa pubblica francese Cogema, è dei maggiori fornitori di uranio del mondo e l'unica azienda a offrire al settore tutte le fasi del ciclo del combustibile nucleare, e possiede impianti dal Niger, al Canada, al Kazakhstan. Fonti - Peter Diehl Uranium mining and milling, http://www.wise-uranium.org
Il nucleare non ha futuro. E allora, perché investire sul nucleare?
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