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Scorie nucleari, ecco i 52 siti di stoccaggio

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Giovedì 23 Settembre 2010 00:00

altLa Sogin, la società per la gestione degli impianti nucleari, ha individuato 52 aree di circa 300 ettari ciascuna, con le caratteristiche giuste per ospitare il sito per le scorie radioattive della futura Italia nucleare e gli scarti del processo di fissione nucleare che essa produrrà. Le zone adatte sono sparse su tutto il territorio italiano con particolare riferimento al Viterbese, alla Maremma, all'area di confine tra la Puglia e la Basilicata, le colline emiliane, alcune zone del Piacentino e del Monferrato.

Ma la scelta del deposito nazionale per le scorie non sarà imposta, e avverrà d'accordo con le Regioni, con una sorta di asta: la comunità che accetterà i depositi radioattivi sarà infatti compensata con forti incentivi economici. In pratica si compreranno le Regioni per un programma energetico che nessuno condivide.

Il lavoro svolto dalla Sogin e terminato ieri, ma è tuttavia finito in cassaforte in attesa della creazione dell'Agenzia per la sicurezza del nucleare che doveva già essere pronta prima dell'estate. Così ha voluto il governo, ricordando alla Sogin che ogni decisione della società rimane vincolata alla vigilanza della nascente authority. Anche questo è un altro tassello che porta il programma nucleare a sforare dai tempi programmati. La prima pietra per il nucleare era stata annunciata per il 2013, ora si parla già del 2014. Il rischio drammatico che si corre è quello del gioco dell'oca, dove si torna sempre indietro di una casella. La denuncia ufficiale dei tempi più lunghi per avviare la produzione di energia atomica è arrivata dal direttore per lo sviluppo sostenibile del ministero dell'Ambiente Corrado Clini, che ha affermato che occorre «riconsiderare tutta l'architettura normativa, senza fermare l'avvio delle procedure». Ricordando la rivolta di Scanzano Jonico, Clini ieri ha avvertito di «muoversi con i piedi di piombo, in quanto senza le condizioni di fattibilità il rischio è di rovinare tutto scatenando la rivolta delle popolazioni».


Insomma la strada è ancora lunga. La posa della prima pietra per i nuovi impianti era stata stabilita per il 2013. Ora c'è già chi parla esplicitamente del 2014. Il nuovo ministro per lo Sviluppo Economico non c'è ancora. E sulla durata della legislatura (e della maggioranza) sono in molti a non scommettere. Atomo bye bye?

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