Mbaye, dal rogo nel ghetto alla prima busta paga: storia di un riscatto possibile

Regolarizzazione: è mancato il coraggio
8 Luglio 2020

Pochi giorni fa siamo tornati nel ghetto di Borgo Mezzanone – in provincia di Foggia – insieme a Mbaye, con la prima busta paga della sua vita in tasca. Per lui, 28 anni, arrivato in Italia dal Gambia 4 anni fa, momenti come questi erano solo immaginabili. Mbaye, che conosce la Pista di Borgo Mezzanone a memoria per esserci arrivato prima come ospite del Cara, poi come abitante della baraccopoli adiacente, oggi infatti ha un lavoro e una casa.

Fino a febbraio scorso ha vissuto in una delle tantissime baracche che compongono il ghetto. Poi, come vi avevamo raccontato, le fiamme di un incendio all’alba hanno travolto quelle pareti di legno e plastica. Per fortuna è riuscito a mettersi in salvo e sin subito tutta la nostra comunità si è mobilitata per aiutarlo.

La nostra strada si era già incrociata a quella di Mbaye nel 2018, con l’Orchestra dei Braccianti. Tra le tante cose del Gambia che ha conservato dentro di sé c’è infatti la passione per la musica tradizionale. Mbaye è un cantante bravissimo ed è con questo ruolo che è entrato a far parte dell’Orchestra.

Dopo l’incendio, siamo riusciti a trovare una sistemazione a Cerignola, nella casa degli ex tirocinanti del nostro progetto IN CAMPO!Senza caporale. Ma oggi quella è diventata anche casa sua, perché è riuscito a firmare il primo contratto di lavoro con la Cooperativa Sociale “Pietra di scarto”, 3 ettari di terreno confiscati alla mafia. La sua vita è cambiata e anche quella di Pietro e Giuseppe, che guidano la cooperativa. “Vorrei lavorare qui per tutta la vita”, racconta Mbaye con il sorriso di chi vede che qualcosa sta cambiando.

Grazie al sostegno della Cooperativa Pietra di Scarto e di Banca Etica, Mbaye è riuscito ad aprire un conto bancario. Un’operazione apparentemente semplice se non fosse che, per aprire un conto in banca, è necessario un documento di identità. Ma quest’ultimo è negato ai richiedenti asilo dalla “legge Salvini” (c.d decreti sicurezza) che non dà loro la possibilità di iscriversi all’anagrafe. Come Mbaye, centinaia di migliaia persone, si trovano quindi nella situazione paradossale di essere regolari, di poter avere un contratto di lavoro ma di non poter essere pagate, visto il giusto obbligo di versamento dello stipendio nel conto corrente del lavoratore. La possibilità data da Banca Etica rappresenta quindi un atto concreto a supporto di Mbaye e di Pietra di Scarto ma anche per la battaglia contro il lavoro nero e il caporalato.

Nel ghetto di “Borgo” tutti gli amici lo cercano, gli chiedono che fine abbia fatto. Mbaye è felice di vederli: le difficoltà di vivere nella baraccopoli lasciano spesso spazio alle gioie di passare il tempo con la “comunità” e gli affetti. Ma il disagio è troppo forte. Soprattutto ora che c’è una nuova vita e la possibilità che diventi realtà.

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