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Dopo il terribile incidente del 4 agosto scorso, costato la vita a 4 giovani braccianti, un nuovo incidente, avvenuto nelle stesse modalità e circostanze, poche ore fa nel foggiano, vede morire altre 12 persone, tutti lavoratori migranti di ritorno dalle campagne. Da una parte furgoni carichi di persone, dall’altra Tir carichi di pomodori. Persone e pomodori, tasselli di una filiera che, anche quest’anno, ci racconta di vite spezzate per una paga da fame e di diritti negati. Anelli di un sistema iniquo e intollerabile  che parte da lontano e che si nutre del caporalato come elemento strutturale.

Prende il via oggi "IN CAMPO! Senza caporale", un nuovo progetto di inclusione sociale attraverso l’agricoltura avviato dall'associazione Terra! in una zona della Puglia, la Capitanata, fortemente esposta a fenomeni di caporalato e sfruttamento del lavoro bracciantile. L'obiettivo è creare un network di aziende sostenibili capaci di accogliere alcuni lavoratori migranti finora confinati nei ghetti e sviluppare insieme filiere trasparenti di produzione, in cui la tutela dell'ambiente e dei diritti siano l'esempio di un nuovo modo di produrre, virtuoso e legale. 

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